a cura di Oriano Bertoloni redazione Terza Pagina Magazine

Anni fa, quando a Parigi eressero di fronte al Louvre la Piramide di vetro, creando l’ingresso principale del museo, in Italia ci fu chi gridò allo scandalo. Da noi, si disse, nessuno avrebbe osato costruire un simile obbrobrio di fronte agli Uffizi o ai Musei Vaticani! In realtà, da noi, la ferocia edilizia è riuscita persino a rovinare la Valle dei Templi di Agrigento, affogata e oppressa da una schiera di palazzoni anonimi e terribilmente brutti. La demolizione di quegli obbrobri non è mai stata praticata. In compenso, non molto decenni fa, ci fu chi pensò seriamente si dovesse abbattere il Vittoriano (l’Altare della patria) definito come una “Enorme macchina per scrivere”. Chi oserebbe proporlo, al giorno d’oggi?

Dopo anni di polemiche e interruzioni infinite dei lavori, il Museo dell’Ara Pacis, progettato da Richard Meier, ha avuto la sua inaugurazione nel 2006. 

Dedicato al ritorno di Augusto a Roma, dopo la lunga campagna in Spagna e in Gallia, rappresentava un omaggio alle gesta del primo imperatore e la definitiva fine della Repubblica. Quale migliore celebrazione del gran condottiero se non divinizzarne la figura?

La Pax augustae, fusa con il simbolo della Pax romana, poteva essere un processo di stabilizzazione politica e religiosa, rassicurante per il popolo che desiderava credere, oltre obbedire e combattere. La forza del potere mostrava un desiderio di clemenza spirituale, base per l’idolatria, che identificasse l’imperatore come una sorta di dio in terra.

Il Fascismo trasse spunto da questo monumento per veicolare un messaggio propagandistico, e fu il primo ad avere l’idea di costruire un edificio esclusivo per contenere l’Ara Pacis.

La moderna versione del “contenitore”, progettata da Meier, accoglie con una grande scalinata in travertino, moderno propileo verso il museo su tre livelli. L’omaggio al divino Augusto sfoggia una centralità in cui la luce delle grandi vetrate proietta un focus opportunamente orientato. I bassorilievi giocano con i chiaroscuri e l’idea dell’altare di una basilica avveniristica suggestiona. Poche opere di scultura antica sono tanto valorizzate.

La domanda sorge spontanea: è più importante l’effetto del museo oppure il contenuto dello stesso? A Parigi, Renzo Piano parecchi anni fa progettò un altro edificio che scandalizzò: il Beaubourg, o Centro Pompidou. Da decenni è divenuto una meta indispensabile per chi visita la “Ville Lumiere” e non solo per il Museo di Arte Moderna che ingloba. 

Il Museo dell’Ara Pacis, oggi ancora contestato, Sgarbi lo definì “Pompa di benzina texana”, diventerà con gli anni una meta primaria per chi visiterà Roma? Il connubio Architettura Contemporanea e Arte Antica può funzionare nella Città Eterna? Ai posteri l’ardua sentenza, come si suol dire.

Museo dell’Ara Pacis  – via lungotevere in Augusta – Roma

Tutti i giorni 9.30 – 19.30

Giorni di chiusura  1 gennaio, 1 maggio, 25 dicembre

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