a cura di Oriano Bertoloni per la rubrica ” I LUOGHI DELL’ARTE”..di Terza Pagina Magazine

E’ uno dei fenomeni del nuovo millennio, l’artista di strada oramai più famoso al mondo chiamato Banksy. Nessuno riesce a dirci con certezza chi si celi dietro quel nome e le ipotesi si sommano quasi all’infinito, caricando di interesse morboso la stampa alla caccia di uno scoop molto redditizio.

Non volendo partecipare alla competizione, limitiamoci a cercare di comprendere il fenomeno dal punto di vista dei fatti concreti. La spudoratezza di vendere un’opera all’asta, per poi farla distruggere in diretta così da stupire anche i più spregiudicati degli avventori, è stato un colpo geniale. Le quotazioni, da quel momento, hanno raggiunto picchi inesorabili ed invidiabili per la massa di artisti che faticano nel mondo ad affermarsi.

Ma il lavoro di Banksy ha una validità tale da giustificare un successo così straordinario? Per cercare di farlo comprendere, da tempo anche in Italia la macchina commerciale del misterioso artista si sta muovendo. Dopo una importante esposizione alla Stazione Centrale di Milano, adesso anche Roma inaugura una mostra a lui dedicata nella Stazione Tiburtina. Altre stazioni ferroviarie delle più importanti città italiane saranno interessate dall’evento. Perché esporre in un luogo di transito effimero e non in sedi ufficiali, deputate per le grandi mostre? Probabilmente per rimarcare uno svincolo apparente anche dalle prestigiose gallerie nostrane. Un modo come un altro per rinforzare un’idea di originalità e indipendenza.

Da oltre vent’anni sulla scena artistica, il misterioso artista ha cercato di interpretare i fenomeni sociali contemporanei con ironia ma anche incisività. Assumendo a simbolo del suo lavoro una bambina con un palloncino rosso, immagine oramai iconica quanto lo furono per Keith Haring gli omini colorati che si incastravano all’infinito gli uni con gli altri, Banksy ha prodotto opere al passo con i tempi, dissacranti e provocatorie. Bisogna riconoscere a chi sta dietro le quinte di questo fenomeno planetario un fiuto commerciale straordinario. Ma è necessario aggiungere che quando si è capaci di mettere in evidenza elementi socio culturali rilevanti, come il ripudio della guerra, i diritti delle minoranze e l’esaltazione della democrazia, diventa difficile condannare il modo spregiudicato e mercantile di una tale operazione. I suoi interventi sul muro che separa Israele e la Palestina resteranno nella Storia dell’Arte. Anche la bambina, inghiottita e distrutta dall’acqua alta a Venezia, non sarà facilmente dimenticata.

Ha scritto Franco Fanelli: “Banksy è un esponente moderato dell’antagonismo sociale. Si rivolge a quella fascia di popolazione che non vota ed è cresciuta nel mito della lotta contro la politica dei partiti.” Concordo, e mi permetto di integrare: chiunque egli sia, è un artista capace di interpretare con efficacia un vasto fenomeno contemporaneo! 

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