Raffaello, Caravaggio, Boccioni e Modigliani sono morti prima dei quarant’anni. Si sono spese
molte parole su quanti capolavori avrebbero potuto produrre, se la loro carriera non fosse stata
stroncata così prematuramente. Ma siamo sicuri? Se a Giorgio De Chirico fosse successa la
stessa tragica sorte, continueremmo a rimpiangere i mancati straordinari dipinti che avrebbe
potuto lasciarci? Probabilmente.

Egli è considerato da molti un grande pittore solo per un
limitato periodo, relativo alla giovanile “Fase metafisica” in cui ha dato prova di una straordinaria
qualità, riconosciuta universalmente. Purtroppo, invece di creare un gruppo che rafforzasse la
nascente corrente artistica, di cui sarebbe stato il massimo rappresentante, preferì combattere
una inutile (e reciproca) battaglia contro Carlo Carrà, per dimostrare chi ne fosse stato
l’inventore. Maurizio Calvesi ha scritto che essi furono realmente i due maggiori esponenti della
nuova forma di pittura, ma con due sensibilità profondamente diverse, convergenti solo in parte.
Personalmente, credo che Carrà abbia recuperato, con un metodo velatamente simbolista, la
plasticità e l’umanità di Giotto e Masaccio. De Chirico, ha utilizzato la forza della prospettiva con
un registro onirico e alienante. L’uso del colore puro accentua la potenza dell’ombra come
emblema di un mistero senza tempo, con un omaggio alle architetture avveniristiche di Giotto e
Piero della Francesca. A differenza di Carrà, dai suoi lavori metafisici non trapela un pensiero
codificabile. La forza di quei dipinti sta nel clima spaziale, intrecciato ad un afflato filosofico da
ricercare nel nostro privato psicologico e culturale. E’ la chiave sempre ricercata e che ci viene
offerta solo dai capolavori. Per G.C. Argan l’arte di De Chirico non interpreta né muta la realtà: si
pone come un’altra realtà, metafisica e metastorica. Dunque, sembrerebbe del tutto inutile
andare a visitare la Casa Museo a Roma di un artista che avrebbe bruciato la sua latente
genialità in gioventù. Ma non ho scritto una doverosa premessa per sconsigliare di visitare un
bellissimo luogo, nel quale mancano i capolavori di cui abbiamo parlato. Egli ha riproposto,
forse ingenuamente, alcuni di quei dipinti “metafisici” molti anni dopo, criticato ferocemente e
ingiustamente. Ha preferito dedicare larga parte della sua maturità artistica a temi mitologici e al
suo grande amore per “l’arte perfetta di Tiziano”. Ha creato opere di alta intensità emotiva,
alcune delle quali sono visibili nella casa romana affacciata su Trinità dei Monti. La moglie Isa
ha donato tutto a una Fondazione, affinché diventasse un museo, purtroppo poco visitato. I libri
di Storia dell’Arte, in molti casi, si limitano a mostrare il periodo metafisico di Giorgio De Chirico,
ignorando tutto il resto. Io consiglio di leggere “De visu” l’intero percorso di vita creativa di un
protagonista che ha lasciato un segno indelebile nella nostra cultura. Dopo, ognuno potrà
elaborare un proprio pensiero su un artista controverso ma degno di essere studiato e
rispettato.
Casa-Museo / Fondazione Giorgio e Isa De Chirico – Piazza di Spagna,31 Roma

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