Si dice che la storia non si ripete, ma le similitudini sono da sottolineare. La Basilica di San
Pietro, massimo luogo del Cattolicesimo spirituale e temporale, ha vissuto importanti sodalizi,
durante il suo lungo e tormentato completamento. Due grandi artisti e due acuti ed ambiziosi
pontefici, hanno incrementato la sua ricchezza artistica con una notevole quantità di capolavori
assoluti. Nel 1500 Papa Giulio II comprese che la grandezza di un genio come Michelangelo
Buonarroti avrebbe potuto essere lo strumento per stupire il mondo dei fedeli che confluivano a
Roma. Al progetto della Cupola (mutuata dall’esperienza fiorentina di Brunelleschi) si unirono gli
affreschi della Cappella Sistina, luogo di altissimo valore simbolico per il rito del Conclave. Per
quanto riguarda la mastodontica (ma non realizzata) tomba del pontefice, la quantità di sculture
comunque create per quello scopo, completa un corollario di architettura, pittura e scultura di
grandissimo impatto.

Nel secolo seguente, Maffeo Barberini, che salirà al soglio pontifico con il
nome di Urbano VIII tenterà, con successo, di ripetere una operazione simile. Affidò ad un
giovane Gian Lorenzo Bernini, il compito gravoso di subentrare al Maderno nella direzione dei
lavori di completamento del più grande tempio della Cristianità. Lo scopo era determinante:
ripristinare, dopo la riforma luterana, il ruolo preminente del Cattolicesimo. Un modo per
affascinare e far risplendere ancora di più il simbolo del suo potere nel campo della fede, con
uno stile prorompente, che prese il nome di Barocco. Per Eugenio D’Ors era una categoria dello
spirito, il perenne impulso vitale del dionisiaco e dell’irrazionale. Benedetto Croce lo
disprezzava, definendolo “falso e artificioso”. Per Giulio Carlo Argan l’innovazione creativa
nasce come reazione alla crisi manieristica della forma. Urbano VIII, per poter finalmente
consacrare la chiesa principale della fede cattolica, suggerisce a Gian Lorenzo lo stupefacente
baldacchino sopra la tomba di San Pietro, esaltando la monumentalità dell’impianto
architettonico come emblema spirituale, debordante e fastoso del suo regno. Quindi chiederà al
giovane genio della pittura, scultura e architettura di unire il busto della Chiesa fatta
monumento, con la testa michelangiolesca (La Cupola), a due gigantesche braccia di marmo (il
Colonnato) che abbracciassero ed inducessero i fedeli ad una reazione di stupore e mistico
trasporto emotivo. Una mostra straordinaria, in occasione della ricorrenza dei 400 anni
(1626/2026) dalla consacrazione della Basilica di San Pietro, propone 60 opere nel Palazzo
Barberini, tra cui il San Sebastiano, per la cappella privata del futuro papa, che uno dei curatori
della rassegna romana Andrea Bacchi ha definito “La prima scultura barocca”. Il percorso, in sei
sezioni, segue lo sviluppo del sodalizio tra Gian Lorenzo e Maffeo, nella comune volontà di
favorire il nuovo linguaggio artistico, che influenzerà anche l’ambito europeo. Affiderei a Franco
Borsi, storico specialista dell’Arte di Gian Lorenzo Bernini, una sintetica definizione
dell’immenso artista: “Bernini lavora in quel margine sottile che sta tra la verità e l’ovvio, tra il
complesso e l’elementare, tra il sublime ed il banale…” In pratica, spiegandoci con efficacia
alcuni importanti aspetti dell’Arte Barocca, per cui quel genio ancora oggi ci incanta.
Bernini e i Barberini – Roma Palazzo Barberini – aperta fino al 14 giugno.

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