Il Duomo di Pisa, inserito nel complesso architettonico conosciuto in tutto il mondo come “La
Piazza dei Miracoli”, contiene al suo interno uno dei più alti esempi della scultura del 1300: il
Pergamo (pulpito) di Giovanni Pisano. Per comprendere lo sviluppo dell’Arte Italiana, non si può
prescindere da un tale protagonista. Era figlio del pugliese Nicola, che raggiunse giovanissimo
Pisa attratto dalle novità che in quella florida città stavano sviluppandosi. La sua abilità fu presto
considerata e fioccarono le commesse ecclesiastiche, allora orientate soprattutto sulla
realizzazione di pulpiti sempre più sontuosi. Giovanni, presto a bottega, partecipò ai complessi
cantieri senesi, sviluppando rapidamente proprie autonome idee. A Pisa, il padre realizzò il
Pergamo del Battistero, che recepiva reminiscenze bizantine, aggregate agli influssi gotici
francesi ma già intuendo quanto fosse necessaria una svolta. Giovanni, attingendo
all’esperienza paterna, diede un maggiore impulso al necessario rinnovamento, progettando la
parte inferiore della facciata del Duomo di Siena e (soprattutto) eseguendo una serie di sculture
per la stessa, già lontane dagli esempi francesi, sempre austeri e mistici. Dotò quelle statue di
una umanità terrena, veritiera e per alcuni tratti commovente. Un grande studioso dell’Arte
Gotica, Cesare Gnudi, scrisse: “Con Giovanni Pisano, Arnolfo, Dante, Giotto, Petrarca e Simone
Martini si impone e si estende il dominio intellettuale dell’Italia”.


Il Pergamo di Pisa, dedicato alla vita di Cristo, è innovativo dal punto di vista strutturale con
cariatidi e telamoni (figure scolpite al posto delle colonne) e un accentuato movimento delle
stesse. I pannelli, leggermente incurvati, favoriscono una lettura circolare e continua delle storie
rappresentate. Il senso del racconto prevale sul messaggio spirituale, quasi volesse
principalmente aiutare la comprensione da parte delle persone meno colte. L’epica, raccolta in
modo sobrio dall’esperienza dell’antica scultura romana (ad es: La Colonna Traiana)
preannuncia “in nuce” la futura esplosione dell’ancora lontano Rinascimento toscano.
Purtroppo, il capolavoro di Giovanni fu segnato da un travagliato destino: a seguito di un
incendio nella cattedrale, nel 1596, l’opera fu completamente smontata per permettere i lavori di
restauro della chiesa. Solo agli inizi dell’ottocento, l’incisore Carlo Lasinio, raccolse nel Cimitero
Monumentale pisano i pezzi della meravigliosa scultura. Nel 1926, il pergamo fu finalmente
ricomposto e posto nel solito punto, privato di parti fondamentali che erano state sottratte per
essere vendute. Al loro posto, delle copie non tutte conformi.
A 100 anni da quella ricostruzione, l’Opera Primaziale di Pisa, è riuscita a riportare
provvisoriamente oltre duecento pezzi della martoriata scultura, di proprietà del Metropolitan
Museum of Art di New York.
Terminerò con un’altra citazione di Gnudi: “Giovanni recupera varianti accenti di linguaggio
antico, tardo antico e medioevale, inserendoli nella sua innovativa visione culturale e di civiltà.”
Giovanni Pisano. Memoria di uno scultore – Pisa – Palazzo dell’Opera Primaziale – Aperta fino all’ 8 marzo 2026

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