a cura di Oriano Bertoloni :

l Museo del Marmo di Carrara è unico nel suo genere in Italia. La sto- ria delle tecniche lavorative del bacino apuano è affiancata da reperti archeo- logici, di altissimo valore. Nella sezio-

ne: “ La Luna e i Marmi delle Apuane.” è possibile vedere il plastico di una cava romana, dove sono evidenziate le capacità estrattive di duemila anni fa. Dalla stessa cava proviene una piccola sta- tua votiva dedicata alla dea Luna, che ha dato il nome alla città di Luni, da cui partivano i bianchi marmi per le città dell’ Impero. Notevoli anche

le Epigrafi Sepolcrali, semplici ma raffinate. Nella sezione: “ Archeologia Industriale.” da segnalare il trapano a colonna del 1905, vero monumento all’ingegno e suggestivo come un’opera d’arte.

Commoventi le “ buccine”, dispositivi sonori a fiato che venivano usati per allontanare i cavatori prima di far brillare le mine e la campana, che scandiva le fasi del lavoro. I vari attrezzi esposti, tra cui i pesanti “ martinetti “ manuali, ricordano la durezza dei mestieri nelle cave, nelle segherie e nei laboratori al piano.

La “ Marmoteca” è l’ampia sezione dove si pos- sono vedere tutti i marmi locali, insieme a pietre, travertini e graniti provenienti da tutto il mondo. Al termine della lunga galleria dedicata alle tipo- logie dei materiali, si approda alla sezione defini- ta: “ Applicazioni Tecniche.” dove sono

esposti esempi di impiego dei  mar- mi da parte delle aziende specializza- te. Ci sono prototipi di ardite scale, rive- stimenti di colonne, e altri particolari lavorati. Il percorso museale è arricchito da pregevoli pavi- menti in marmo,

su cui è piacevole camminare.

Una piccola sezione, intima e ben allestita, è dedicata ad un artista carrarese di spessore: Felice Vatteroni. Le piccole sculture esposte sono sinuose ed intriganti. Vale la pena di osservarle con attenzione.

Negli Spazi esterni il Museo conserva la parte archeologica più preziosa: una imponente raccol- ta di semilavorati d’epoca romana, considerata  la più importante in Europa. Notevoli i capitelli, le basi di colonne di grandi dimensioni e i blocchi riquadrati. Impressionano, pensando alla perizia ma anche alla fatica delle maestranze dell’epoca che dovettero eseguirli manualmente.

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