Misurare la sostenibilità di un territorio significa osservare ambiente, lavoro, inclusione, qualità della governance, servizi, formazione e capacità di generare valore per le comunità. Da questa impostazione nasce l’Osservatorio ESG dei Territori, promosso da Next EU e inaugurato a Roma durante la Rome Future Week con l’incontro dedicato a ESG dei territori, Società Benefit, KPI e impatto. ESG significa Environmental, Social and Governance e indica le dimensioni ambientale, sociale e di governo delle organizzazioni. Applicare questi criteri ai territori permette di leggere insieme imprese, amministrazioni, comunità e qualità della vita.
A inquadrare obiettivi e prospettive dell’iniziativa è stato Marco Sponziello, professore presso l’Università del Salento, direttore dell’Osservatorio ESG dei Territori e Ambasciatore del Patto Europeo per il Clima. Sponziello ha spiegato che l’Osservatorio punta a costruire indicatori capaci di misurare nel tempo ambiente, inclusione, lavoro, servizi, formazione, capacità amministrativa, governance e partecipazione. La giornata di Roma ha rappresentato l’avvio operativo di un percorso aperto a istituzioni, imprese, professionisti, associazioni e amministrazioni pubbliche.
Dal tema della misurazione il confronto si è spostato sul rapporto tra regole e scelte individuali. Su questo aspetto è intervenuto Salvatore Rizzello, Prorettore dell’Università del Salento, membro dell’Osservatorio con delega all’Alta formazione e professore ordinario di Economia Politica, che ha affrontato il rapporto tra obblighi giuridici, comportamenti volontari e sostenibilità. Le scelte delle persone possono incidere sul mercato e premiare aziende considerate coerenti sul piano ambientale e sociale. Gli ESG entrano così anche nella cultura, nella reputazione e nella fiducia.
La riflessione si è poi allargata agli effetti che le decisioni organizzative producono nel tempo. Cinzia Rossi, presidente della Fondazione Communia e professoressa di Antropologia organizzativa presso la Pontificia Università Antonianum, ha richiamato il valore intergenerazionale delle decisioni. Imprese e istituzioni possono durare molto più delle persone che temporaneamente le guidano. Le scelte su risorse naturali, beni comuni, territorio e patrimonio sociale possono quindi attraversare più generazioni.
Dalla dimensione intergenerazionale si è passati alla componente sociale e culturale degli ESG. Pierre Marchionne, direttore artistico dell’Italia Green Film Festival, ha concentrato il proprio intervento sulla S degli ESG, legata a persone, cultura, inclusione e comunità. Ha inoltre annunciato che durante la prossima edizione del festival in Sardegna sarà proposto un manifesto dedicato agli ESG dei territori, aperto alle organizzazioni interessate a condividere principi e impegni sulla sostenibilità territoriale.

Il passaggio successivo ha riguardato il modo in cui i dati vengono raccontati e compresi. Giovanni Pratticchizzo, Social Media Manager e Digital PR dell’ISTAT, ha portato l’attenzione sul valore della comunicazione social dei dati. Un indicatore diventa realmente utile quando viene spiegato e collegato alla vita quotidiana. Per l’Osservatorio sarà quindi importante misurare e, allo stesso tempo, rendere comprensibile il significato dei dati a cittadini, imprese e amministratori.
Tra gli indicatori sociali è entrato poi il tema della parità di genere. Milena Mariano, divulgatrice sui temi della parità di genere, della legalità e dell’inclusione, ha proposto di estendere anche ai territori gli indicatori già utilizzati nelle organizzazioni per misurare la parità. Presenza femminile nei ruoli decisionali, accesso al lavoro, differenziali occupazionali e politiche locali possono diventare parametri concreti della componente Social degli ESG.
Il confronto ha quindi raggiunto il tema delle imprese e degli strumenti di rendicontazione. Rosalia Castelli, CEO e co-founder di ESG Italia Società Benefit, ha illustrato il ruolo della rendicontazione ESG, dei bilanci di sostenibilità e delle Relazioni di Impatto. La diffusione delle Società Benefit potrebbe diventare essa stessa un indicatore ESG territoriale, utile a leggere il rapporto tra imprese, ambiente e comunità.
Dalla rendicontazione si è passati a un’esperienza concreta di rigenerazione territoriale. Simone Chiriatti, General Manager di Olivami ETS, ha raccontato il lavoro avviato nel Salento dopo la Xylella attraverso nuovi impianti di ulivo e il coinvolgimento di agricoltori, cittadini e imprese. Ha richiamato anche l’esperienza di Carborea Società Benefit e dei progetti collegati ai crediti di carbonio. Un caso che mette insieme la E ambientale, la S legata alle comunità agricole e la G relativa alla misurazione e alla gestione degli impatti territoriali.
Dal territorio il confronto è tornato sulla comunicazione, questa volta con attenzione alla correttezza delle dichiarazioni ambientali. Paola Moscardino, giornalista Mediaset, ha affrontato il tema della comunicazione ESG e del greenwashing. Le dichiarazioni ambientali di imprese e istituzioni richiedono dati e informazioni verificabili. Il tema assume ulteriore rilievo con le nuove regole europee sulle dichiarazioni ambientali e sulla comunicazione rivolta ai consumatori.
Nella parte finale dell’incontro il tema della formazione è tornato al centro del dibattito. Rizzello ha evidenziato come comprendere dati ambientali, effetti economici, dinamiche sociali e funzionamento delle istituzioni permetta alle persone di incidere attraverso il lavoro, il consumo, l’attività d’impresa e la partecipazione pubblica.
A chiudere la giornata è stato nuovamente Sponziello, che ha annunciato la volontà di trasformare i contributi emersi nei primi atti dell’Osservatorio. Tra i filoni di lavoro rientra anche la proposta della EEC Company, European ESG Company, un possibile modello societario europeo ispirato alle Società Benefit e pensato per integrare finalità economiche, ambientali e sociali nella governance delle imprese dei 27 Stati membri dell’Unione Europea.
L’Osservatorio ESG dei Territori continuerà ora il lavoro sugli indicatori territoriali e sulla misurazione degli impatti, con l’obiettivo di rendere gli ESG uno strumento concreto per leggere l’evoluzione delle comunità e dei sistemi economici locali.

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