Privato è il nuovo progetto del collettivo Es Nova, nato dalla ricerca del produttore sammarinese Nicola
Rosti. Anticipato il 7 maggio 2024 con una proiezione “total black” al Cinema Fulgor di Rimini, non è un
album ma un’esperienza: un gesto di sottrazione che apre a un ascolto libero. Distribuito in esclusiva da
KAMAPRO Music dal 15 ottobre, il progetto comprende quattro brani — Gerundio 1, 2, 3 e 4 — costruiti
sull’improvvisazione in tempo reale, dove composizione ed esecuzione coincidono. A ogni traccia è abbinato
un video monocromo: non narrazioni ma campi visivi aperti che invitano lo spettatore a proiettarvi il proprio
immaginario. Privato è un’indagine poetica sul rapporto tra suono, visione e interiorità: un invito a rallentare il
flusso di stimoli esterni e ritrovare meraviglia, disorientamento e trasformazione. Es Nova, fondato nel 2015
da Nicola Rosti e Erica Agostini, opera tra arte contemporanea, sound art e performance, privilegiando
l’assenza di partiture, l’interazione dal vivo e le esperienze immersive.
Abbiamo fatto due chiacchiere con Nicola.
Privato viene definito come un “gesto radicale di sottrazione”. In un’epoca satura di sovraccarico
informativo, visivo e sonoro, che valore politico, filosofico o terapeutico ha per voi togliere anziché
aggiungere?
I vari ambiti che hai citato, in particolare quello filosofico e quello terapeutico, possono essere affrontati ed
elaborati in direzioni diverse, senza voler creare rigide dicotomie, ma solo per delineare un’immagine: da
una parte, quella dell’aumento di saperi e conoscenze, ovvero di una costruzione progressiva che tende ad
arrivare al «pieno»; dall’altra, quella della decostruzione e della sottrazione, che si incammina invece sulla
strada del togliere, tentando di arrivare a una qualche essenzialità. Siamo quindi sempre sospesi tra queste
due direzioni: salire verso il registro del «pieno» o scendere verso quello del «vuoto». Ovviamente, si tratta
di metafore. Con Privato abbiamo tentato entrambe le strade: sul versante musicale, quella del «pieno»,
addirittura sommando più composizioni; sul versante visivo, quella della sottrazione. In questo modo, si è
invertita una tendenza tipica del linguaggio audiovisivo pop contemporaneo, in cui il musicale è spesso
caratterizzato da strutture relativamente semplici, mentre i video ricorrono a un’estetica visiva densa e
complessa. Con Privato abbiamo scelto di invertire questa relazione, proponendo una dimensione sonora
stratificata e complessa, accompagnata da una componente visiva essenziale e minimale. Il senso del
lavoro è quello di invitare il fruitore a ritrovare uno spazio interno di ascolto e di esperienza più intimi e
personali.
I quattro brani si intitolano Gerundio 1, 2, 3 e 4. Il verbo al gerundio indica un’azione in divenire,
continua e non definita nel tempo. Come si lega questa scelta grammaticale alla natura dei pezzi?
I brani possiedono proprio la caratteristica che hai descritto, ovvero quello di essere in un continuo divenire.
Sono formati da sessioni di improvvisazione radicale nelle quali proprio l’indeterminatezza iniziale rispetto al
risultato e l’azione nel momento presente ne sono la cifra fondamentale. Suonare componendo, comporre
suonando sono le caratteristiche della composizione in tempo reale, la quale ha proprio nell’azione in corso il
suo centro propulsivo. Per le sessions di Privato abbiamo avuto inoltre il piacere di avere con noi Claudio
Pietronik, uno dei migliori talenti italiani delle sei corde. Grazie alla sua presenza abbiamo potuto
sperimentare nuove sonorità e scelte armoniche.
La composizione di Privato si basa sull’improvvisazione in tempo reale, dove esecuzione e creazione
coincidono. Come si raggiunge l’equilibrio e la sincronia tra i membri del collettivo senza una
partitura o una struttura preordinata?
Si tratta in larga parte di lavorare insieme, sia dentro che fuori dallo studio di registrazione.
Nell’improvvisazione, si interagisce infatti sia sul piano musicale che su quello relazionale, proprio per
questo è importante che si crei un’intesa e un feeling anche a livello umano. Nel tempo, il gruppo diventa
simile ad un organismo e si impara a lavorare in sinergia, un po’ come una squadra che assimila le tattiche e
gli schemi fino a farle diventare istintive. Si affinano l’ascolto e l’intuizione, l’anticipazione e i feedback che
arrivano da quello che si fa o si intende fare. Particolarmente importante è anche il clima che si respira in
studio di registrazione e la velocità dei flussi di lavoro, cosa che coinvolge non solo i musicisti ma tutto il
personale coinvolto. Per questo motivo ci affidiamo da oltre dieci anni ad Andrea Scardovi del Duna Studio
con il quale abbiamo raggiunto un’intesa notevole sul piano tecnico e comunicativo.
I video di Privato rifiutano la narrazione figurativa in favore del monocromo e di campi cromatici
aperti. In che modo la scelta del non-figurativo stimola l’immaginario di chi guarda?
I quattro lavori visivi rappresentano quattro tappe della discesa nel proprio mondo interno e della successiva
risalita. Molto dipende dall’atteggiamento di chi fruisce del lavoro. Il visivo è uno stimolo iniziale, un reagente
che innesca uno stato; il resto spetta a ogni fruitore. Ogni colore permette di entrare in un’atmosfera interiore
diversa e, seguendo la traccia musicale, si può percorrere un tragitto interiore. Non si tratta, tuttavia, di
«schemi magici» che fanno accadere cose fuori dal comune. A differenza di molte proposte più commerciali,
in Privato ci sono pochissimi elementi formali e armonici che permettono di prevedere cosa accadrà un
attimo dopo. Di conseguenza, l’ascolto è chiamato a diventare più attivo, costruendosi in tempo reale.
L’immaginario, d’altra parte, non è più dettato dall’esterno, come avviene in un video tradizionale. Proprio la
presenza di codici visivi monocromi e l’assenza di dinamismo lasciano maggiore spazio alla possibilità di
proiettare il proprio panorama interiore sullo «schermo» della propria mente.
Come è nata la collaborazione con l’etichetta tedesca KAMAPRO Music e come si inserisce Privato
all’interno del circuito di distribuzione e fruizione internazionale contemporaneo?
Siamo stati contattati dai loro A&R, che ci hanno proposto di entrare nel roster degli artisti distribuiti. Dopo
aver discusso i dettagli dell’accordo, abbiamo deciso di accettare e di cominciare questo percorso insieme.
Privato viene attualmente distribuito in tutti gli store on line ed è fruibile sia nella sua forma audiovisiva
completa sia nella sola componente musicale. Ovviamente, vogliamo dare maggiore risalto al lavoro nel suo
insieme, valorizzandone entrambe le dimensioni, visiva e sonora, privilegiando dunque le piattaforme video
come YouTube. Privato verrà inoltre riproposto in spazi dedicati all’ascolto e al cinema, sia in Italia che
all’estero, in quanto crediamo che questa sia la sua collocazione ideale.
Dal 2015 ad oggi, il collettivo Es Nova si è mosso tra sound art, performance e arti visive. Come si è
evoluto il vostro linguaggio espressivo in questi anni?
Il nostro linguaggio è diventato musicalmente sempre più denso, stratificato e complesso. Come
compositore e produttore ho sempre spinto perché si ragionasse in termini di masse sonore, di flussi
dinamici, di poliritmie, piuttosto che in termini di note e accordi. Personalmente sono molto contento di quello
che abbiamo realizzato e di come il nostro linguaggio musicale si è evoluto nel tempo. A livello visivo, la
nostra estetica si è sviluppata, da una parte lavorando con stratificazioni di immagini e dall’altro verso un
ritorno a elementi minimali, monocromi, legati a macchie in movimento, sulle quali proiettare il proprio
vissuto. Ci interessa la possibilità che le persone, guardando in trasparenza all’interno di queste
stratificazioni, provino ad attraversarle, per arrivare da qualche altra parte, ritrovando un maggior
contatto con sé stesse.
