Deglobalizzazione, AI, acqua, energia, cybersecurity ed equilibri geopolitici al centro dell’intervento

Dal Fabbro “Se c’è un Paese che ce la fa sempre è l’Italia”

San Mauro: “Proseguono incontri Fondazione su temi centrali per la nostra società”

Roma, 25 settembre 2026 – “Se c’è un Paese che ce la fa sempre è l’Italia. Un Paese abituato a convivere con periodi di alta inflazione, capace di mantenere una certa stabilità e dotato di un sistema di PMI fortemente orientato all’esportazione. Una resilienza che potrebbe rappresentare una delle principali risorse italiane per affrontare le trasformazioni dei prossimi anni”. E’ l’analisi di Luca Dal Fabbro, presidente di Gruppo Iren e di Utilitalia, ultimo ospite degli incontri promossi dalla Fondazione Roma Europea che è andato in scena giovedì sera presso il Circolo dei Magistrati della Corte dei Conti di Roma.

Ad introdurre l’intervento del manager è stato Cesare San Mauro. “Proseguono – ha detto il segretario generale della Fondazione Roma Europea – gli appuntamenti con personalità del mondo imprenditoriale, della politica, delle istituzioni e della società civile, su aspetti che riguardano il futuro di Roma, del nostro Paese in un contesto europeo e mondiale che sta vivendo una fase di grande fibrillazione. La relazione di Luca Dal Fabbro, dirigente italiano di altissimo livello, ha messo al centro e unito temi quali la deglobalizzazione, l’intelligenza artificiale, acqua, energia, materie prime critiche, spazio e cybersecurity”.

Quali sono le grandi trasformazioni che stanno ridisegnando gli equilibri mondiali? E quale ruolo può giocare l’Italia in uno scenario internazionale sempre più caratterizzato da competizione geopolitica, innovazione tecnologica, crisi delle risorse e nuove forme di conflitto? Sono alcune delle domande alla base dell’intervento di Luca Dal Fabbro secondo il quale il contesto attuale è attraversato da tre grandi transizioni: la deglobalizzazione, la transizione digitale e quella ecologica. In questo scenario assumono un’importanza centrale i cosiddetti choke point (come Hormuz e Bab el-Mandeb), punti di passaggio obbligati attraverso i quali transitano grandi quantità di energia e merci.

“Bab el-Mandeb è un punto ancora più importante per l’Italia rispetto a Hormuz”, ha sottolineato Dal Fabbro, perché la sicurezza delle rotte commerciali non riguarda soltanto le grandi potenze militari, ma direttamente Paesi fortemente esportatori come l’Italia.

E poi focus sulla competizione tra Stati Uniti, Cina e il nuovo equilibrio geopolitico intrecciato con energia e materie prime. Tra i possibili futuri punti di tensione, Dal Fabbro ha indicato anche l’area di Sumatra, tra Indonesia e Singapore, strategica per i collegamenti tra Oriente e Occidente.

In questo quadro “l’Europa rischia di avere un ruolo da comprimario”, mentre Stati Uniti e Cina si contendono una parte crescente della partita globale, in una fase in cui si registrano sessanta guerre e un mondo da riorganizzare. Per esercitare una posizione di forza non bastano, però, gli eserciti tradizionali. Servono energia, acqua e materie prime. Anche i sistemi militari più avanzati dipendono infatti dalle cosiddette terre rare e da materiali strategici.

Uno dei passaggi centrali dell’intervento di Dal Fabbro ha riguardato l’intelligenza artificiale, con l’Europa che avrebbe già accumulato un ritardo significativo e l’Italia che dovrebbe affrontare il problema della propria autonomia strategica digitale, partendo dai data center e la capacità computazionale.

“La sovranità digitale diventa quindi anche una questione di sicurezza industriale e protezione del know-how – ha specifico il presidente di Gruppo Iren – Se sull’intelligenza artificiale il ritardo italiano ed europeo rappresenta un problema, sul quantum computing il quadro può essere diverso. La partita tecnologica, tuttavia, ha un costo molto concreto: energia e acqua. Anche le infrastrutture digitali più avanzate hanno infatti bisogno di enormi quantità di energia e di sistemi di raffreddamento. L’Italia è un Paese nel quale piove molto rispetto ad altre aree europee. Eppure manca una politica sufficientemente strutturata di raccolta, conservazione e gestione della risorsa. Il paradosso italiano è che, nello stesso momento, alcune città possono soffrire per la scarsità d’acqua e altre essere colpite da fenomeni di allagamento. Le reti fognarie di Milano presentano criticità importanti, mentre quelle di Roma stanno progressivamente invecchiando. La strategia dovrebbe quindi essere duplice: raccogliere l’acqua quando è disponibile e intervenire sulle perdite e sulle infrastrutture obsolete”.

E poi, analisi approfondita sul tema della cybersicurezza, dello spazio e delle materie prime critiche.

A questo link una sintesi completa dell’intervento di Luca Dal Fabbro: https://www.romaeuropea.com/2026/09/25/dal-fabbro-se-ce-un-paese-che-ce-la-fa-sempre-e-litalia/

Chi è Luca Dal Fabbro

Luca Dal Fabbro è un ingegnere chimico e manager italiano con una lunga esperienza internazionale nei settori industriale, energetico, finanziario e della sostenibilità. È Presidente di Iren, multiutility quotata alla Borsa di Milano attiva nei settori dell’energia, del gas, dell’efficientamento energetico, dell’acqua e dei servizi ambientali,
e dal 2025 è Presidente di Utilitalia. È inoltre Presidente dell’ESG European Institute, Vicepresidente del Circular Economy Network e Adjunct Professor alla LUISS.

Nel corso della sua carriera ha ricoperto incarichi di vertice come Amministratore Delegato di Enel Energia e E.ON Italia, Presidente di Snam, Presidente Esecutivo di Renovit e componente del Consiglio di
Amministrazione di Terna. Ha inoltre maturato esperienze internazionali e accademiche, dopo la laurea in Ingegneria Chimica alla Sapienza, un master in Politica Internazionale presso l’Université Libre de Bruxelles e un percorso di Advanced Management al MIT Sloan School of Management

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