a cura di redazione Agrpress

foto Lorenzo Flabbi

Si è svolta giovedì 4 giugno 2026 Roma presso il Laboratorio Fotografico “Fotosciamanna” a Roma – via del Gelsomino, 70 – l’inaugurazione della collettiva Il viaggio di Alice con fotografie di Penelope Buchelli, Marco G. Neglia, Celeste Gesmundo, Lorenzo Gabbi e Chiara Amoni.

La mostra rappresenta la rielaborazione della favola di Alice in chiave moderna. Le ventiquattro immagini, realizzate da cinque giovani fotografi, utilizzano la metafora di Alice nel Paese delle Meraviglie per condurre l’osservatore/osservatrice in un viaggio immaginario oltre lo specchio del mondo digitale in cui viviamo.

Le fotografie descrivono, infatti, una discesa fisica ed emotiva. Entrando nella notte, assieme ad Alice, scendiamo materialmente in una stazione della metropolitana romana ed emotivamente dentro di noi, nel nostro inconscio, dove troviamo i nostri sogni digitali.

La fotografia qui è intesa come specchio e, nello stesso tempo, come soglia; essa diviene lo strumento che riflette l’essere se stessi, ma anche l’altro. Rappresenta una “trasparenza mnemonica”, in cui l’esterno diventa una proiezione del mondo interiore e l’oscuro diventa una presenza catturata dallo scatto.

Mentre entriamo in questa moderna “tana del Bianconiglio”, ci troviamo all’interno di un computer, fra circuiti stampati e ventole di raffreddamento, fra unità di archiviazione e schede video. Queste immagini metalliche ci svelano la reale freddezza della moderna tecnologia, l’assenza di calore emotivo riflette la natura dei “sogni digitali”che popolano lo schermo dei nostri dispositivi e ci spinge a diventarne consapevoli.

Le fotografie in mostra non utilizzano i facili ganci emotivi delle “belle fotografie”, quelle che troviamo ogni giorno sui social, perché il loro scopo non è rassicurare lo spettatore, ma spingerlo ad una presa di coscienza critica sulla realtà contemporanea.

A differenza delle “fotofanie”, quelle migliaia di immagini istantanee catturate dagli smartphone, come furono definite da Italo Zannier, le fotografie che vediamo esposte mantengono una distanza fisica ed emotiva proprio grazie al dispositivo fotografico. Questa separazione permette a ciò che viene visto di risuonare nella mente e nell’anima di chi guarda, agendo di conseguenza come uno specchio che riflette emozioni profonde.

Le immagini di questi ragazzi ci invitano a ritrovare uno “sguardo pulito”.Invece di manipolare l’emotività, la mostra mira a restituire una visione del millennio che necessita di tale sguardo, riappropriandosi della distanza fra osservatore/osservatrice ed oggetto osservato.

Nel percorso espositivo i mostri che popolano questo moderno viaggio di Alice non sono semplici bestie spaventose, ma bizzarri ibridi visivi e concettuali del nonsense, identificati dalle geometrie che popolano l’inconscio digitale e il moderno “sonno della ragione”. Sono occhi che ci guardano, invertendo il tradizionale rapporto fra spettatore ed immagine,labbra truccate, che evocano un’antica forma di seduzione, o quaderni dagli scritti incomprensibili.

L’uscita da questo viaggio avviene proprio attraverso uno schermo digitale. Lo schermo dello smartphone viene indicato come la strada necessaria per uscire dal sonno della ragione e dalle geometrie inumane dell’inconscio tecnologico. Sul suo schermo la data e l’ora “impossibili” simboleggiano un’epoca che ormai non esiste più, suggerendo una rottura temporale con il presente dominato dagli algoritmi.

Il panorama finale del viaggio, situato “oltre lo specchio”, appare inizialmente come familiare. Tuttavia, una volta completata l’uscita dall’incubo tecnologico, lo scenario si trasforma radicalmente, rivelando il nulla e il deserto: immagini di desolazione e freddezza.

Opere umane vuote, gli edifici e i palazzi appaiono privi di vita e sono completamente avvolti nella nebbia. Elementi naturali gelidi: il sentiero che guida Alice – nonché lo spettatore/spettatrice – fuori dal percorso termina nel freddo, nella neve e nel ghiaccio.

Questa rappresentazione del panorama finale non è fine a se stessa, ma serve a generare una profonda consapevolezza di tale freddezza.  Questo confronto con il vuoto ed il gelo è il passaggio necessario per comprendere che occorre ricominciare a vedere la realtà per tornare ad essere umani.

La mostra Il viaggio di Alice – fotografie di Penelope Buchelli, Marco G. Neglia, Celeste Gesmundo, Lorenzo Gabbi e Chiara Amoni, – rimarrà aperta al pubblico – ad ingresso libero – presso il Laboratorio Fotografico Fotosciamanna fino a mercoledì 10 giugno 2026 (orario: tutti i giorni, dalle ore 9.30 alle 13.00 e dalle 14.30 alle 18.30).

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