Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, in relazione al dibattito
sugli episodi di violenza e sui comportamenti a rischio che interessano alcuni contesti della socialità
giovanile, ritiene necessario richiamare l’attenzione sulla dimensione educativa e sociale di un
fenomeno che non può essere interpretato esclusivamente attraverso le categorie dell’ordine
pubblico e della sicurezza.
La movida rappresenta per moltissimi giovani uno spazio di incontro, svago e progressiva
autonomia e sarebbe improprio attribuire alla vita notturna un significato necessariamente negativo.
La criticità emerge quando il desiderio di stare insieme viene condizionato dal bisogno di
approvazione, l’appartenenza al gruppo limita l’autonomia individuale e l’eccesso diventa uno
strumento per ottenere riconoscimento.
Dietro alcune manifestazioni di aggressività possono emergere difficoltà nel gestire la frustrazione,
la solitudine, il rifiuto e il confronto con gli altri. Anche la noia assume un significato particolare in
una società caratterizzata dalla disponibilità continua di stimoli e dalla ricerca di gratificazioni
immediate. Imparare ad attraversare tempi di attesa, elaborare una delusione e non dipendere
costantemente dal consenso esterno costituisce una parte importante del processo di maturazione.
Comprendere tali dinamiche non significa, tuttavia, giustificare i comportamenti violenti.
L’educazione deve accompagnare i giovani verso la consapevolezza delle conseguenze delle
proprie azioni e verso il riconoscimento della dignità e dell’integrità dell’altro. È in questa
dimensione concreta che l’educazione ai Diritti Umani può contribuire alla formazione di una
libertà responsabile, particolarmente necessaria quando la pressione dei coetanei rischia di
condizionare le scelte individuali.
La scuola può svolgere un ruolo significativo senza sostituirsi alle famiglie, ai servizi territoriali o
alle competenze specialistiche. La prevenzione non dovrebbe limitarsi all’informazione sui rischi
connessi all’alcol, alle sostanze e alla violenza, ma sviluppare nei giovani la capacità di riconoscere
le pressioni del gruppo, affrontare la frustrazione, accettare un rifiuto e gestire il conflitto senza
trasformarlo in sopraffazione.
Occorrono pertanto esperienze educative continuative e partecipative nelle quali gli studenti
possano confrontarsi sulle dinamiche che regolano appartenenza, emulazione e riconoscimento
sociale, considerando anche la continuità ormai esistente tra relazioni vissute negli spazi fisici e
relazioni digitali. Coinvolgere direttamente i giovani nella progettazione delle iniziative che
riguardano i loro luoghi e le loro modalità di aggregazione significa, inoltre, riconoscerli come
soggetti responsabili della comunità e non soltanto come destinatari di prescrizioni.
Sul piano sociale, la prevenzione deve estendersi oltre la scuola attraverso una collaborazione
stabile tra famiglie, istituzioni, servizi e realtà associative, culturali e sportive. Nei territori
maggiormente interessati dalla socialità notturna sarebbe utile rafforzare anche la presenza di
educatori e professionalità capaci di incontrare i giovani nei loro luoghi di aggregazione, con una
funzione di relazione, orientamento e mediazione che affianchi, senza confondersi con essa, quella
del controllo.
In questo processo rimane fondamentale la presenza di adulti autorevoli e coerenti. L’azione
educativa richiede la capacità di ascoltare senza rinunciare al limite e di intervenire senza umiliare.
Regole comprensibili e relazioni affidabili possono offrire riferimenti importanti proprio nelle fasi
della crescita in cui il giudizio del gruppo acquista maggiore influenza.
Il CNDDU ritiene, allo stesso tempo, necessario evitare rappresentazioni generalizzanti delle nuove
generazioni. Gli episodi di violenza non possono diventare la lente attraverso la quale interpretare
l’intero universo giovanile. La maggioranza dei ragazzi vive positivamente la socialità e costruisce
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esperienze di studio, lavoro, amicizia, solidarietà e partecipazione. Distinguere le situazioni di
effettivo disagio consente di intervenire in maniera più responsabile ed efficace.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani auspica pertanto che scuole
e istituzioni territoriali sviluppino una progettazione educativa stabile sulla socialità giovanile,
capace di conoscere i luoghi frequentati dai ragazzi, ascoltarne i bisogni e ampliare le opportunità
culturali, sportive e aggregative accessibili. La prevenzione dovrebbe diventare parte ordinaria delle
politiche educative e non una risposta predisposta soltanto quando il disagio ha già assunto le
caratteristiche dell’emergenza.
La questione della movida sollecita, in definitiva, una responsabilità dell’intera comunità adulta.
Non basta interrogarsi su come contenere i comportamenti a rischio; occorre chiedersi quale qualità
di relazioni, opportunità e forme di appartenenza siamo capaci di offrire ai giovani affinché possano
costruire la propria identità senza cercare nell’eccesso o nella sopraffazione una conferma del
proprio valore.
Educare ai Diritti Umani significa anche questo: accompagnare i giovani verso una libertà
consapevole, capace di mantenere autonomia di giudizio, affrontare il conflitto senza violenza e
riconoscere nell’altro una persona portatrice della stessa dignità. Una prevenzione realmente
educativa comincia prima dell’emergenza, nei luoghi e nelle relazioni quotidiane in cui si
costruiscono appartenenza, responsabilità e fiducia.
Prof. Romano Pesavento
Presidente CNDDU