Il cinema non è fatto solo di attori che bucano lo schermo o di registi che gridano “azione”. C’è una magia più invisibile, ma infinitamente più potente, che risiede nel coraggio di chi decide di accendere i riflessi della fantasia quando tutto intorno è buio. Con la scomparsa a 98 anni di Fulvio Lucisano, l’Italia perde non solo un grande produttore, ma l’ultimo romantico pioniere di una stagione cinematografica irripetibile. Rappresentava quella rara generazione di industriali della settima arte capaci di trasformare la passione in pellicola, rischiando spesso il proprio denaro pur di dare voce a un’idea, a un sogno, a un talento ancora nascosto nell’ombra.

La sua è stata una gloriosa avventura durata oltre settant’anni, un lunghissimo piano sequenza iniziato tra i documentari del dopoguerra e proseguito con la nascita, nel 1958, della sua storica creatura: la Italian International Film. Da allora, attraverso la IIF e il Lucisano Media Group, non si è limitato a finanziare film; ha plasmato l’immaginario collettivo di un intero Paese. Anche per questo, il mondo delle istituzioni lo aveva voluto alla presidenza dell’Anica dal 1998 al 2001, riconoscendo in lui l’anima protettrice e il motore instancabile dell’industria audiovisiva nazionale.

La vera grandezza di Lucisano risiedeva tuttavia nel suo fiuto infallibile, in quella capacità quasi magica di guardare oltre l’orizzonte e intercettare il cinema del futuro. Nella sua vastissima filmografia brilla una gemma che, da sola, racconta lo spirito di un uomo straordinario: Ricomincio da tre. Lucisano vide un giovane Massimo Troisi sul palcoscenico di un teatro e, folgorato da quella comicità così poetica e rivoluzionaria, non solo decise di produrlo, ma lo convinse a firmare la regia del suo debutto assoluto. Fu una scommessa folle per molti, ma si rivelò un trionfo d’amore e di botteghino, l’inizio del mito di Troisi.

Ma lo sguardo lungimirante di Lucisano non si è mai fermato al passato. Ha saputo traghettare il cinema italiano attraverso i decenni, firmando generazioni di successi commerciali e cult generazionali. È sua la firma dietro a Notte prima degli esami (2006), la pellicola diretta da Fausto Brizzi che ha saputo fotografare con struggente nostalgia l’estate della maturità di milioni di studenti, diventando all’istante un classico contemporaneo e un fenomeno di costume. Dai maestri dell’horror come Mario Bava alle graffianti commedie popolari della saga di Fantozzi e de Il tassinaro di Alberto Sordi, fino al cinema d’autore di Marco Ferreri e Francesca Archibugi, Lucisano ha saputo abitare ogni genere cinematografico con la stessa eleganza e determinazione.

Il vuoto profondo lasciato dalla sua scomparsa risuona forte nelle parole di chi ha condiviso con lui la polvere del set. Al suo ultimo saluto, artisti e registi ne hanno celebrato l’immensa statura umana. Alessandro Siani lo ha ricordato commosso come “un uomo di grande intuizione, un pezzo fondamentale della nostra storia”, mentre Massimo Ghini ne ha sottolineato il carattere forte e l’incessante impegno per le politiche del settore, definendolo “un produttore d’altri tempi che amava profondamente il cinema”. Anche i vertici della hanno voluto rendergli omaggio, definendolo “sempre giovane tra i giovani” per la sua innata capacità di coltivare i nuovi talenti.

Oggi che le luci della sala si spengono per l’ultima volta su questo gigante dello schermo, la sua eredità professionale e morale non va perduta: continua a vivere nelle mani e nel talento delle figlie Federica e Paola, cresciute al suo fianco tra l’odore della pellicola e il battito del cuore dei set. Fulvio Lucisano ci lascia un’ultima, grande lezione: il cinema più bello è quello che si fa con il coraggio profondo di chi, prima di guardare i bilanci, sa ancora commuoversi davanti a una splendida storia.

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