Attrice, autrice e scrittrice, Gaia Zucchi si racconta a “Un caffè con l’artista”, il format ideato e condotto da Alessandro Scarnecchia, direttore di TPM – TerzaPaginaMagazine. Al centro dell’incontro il conferimento del titolo di Ambasciatrice della Fiaccola della Pace e un dialogo tra arte, impegno, valori e responsabilità nel nostro tempo.
Ci sono incontri che nascono davanti a un caffè e finiscono per portarci molto più lontano. È lo spirito di “Un caffè con l’artista”, il format ideato e condotto da Alessandro Scarnecchia, direttore di TPM – TerzaPaginaMagazine, uno spazio pensato per conoscere i protagonisti del mondo della cultura, dell’arte e dello spettacolo andando oltre il personaggio e lasciando emergere storie, emozioni e pensieri.
Protagonista di questo nuovo appuntamento è Gaia Zucchi, attrice, autrice e scrittrice, al centro di un percorso che intreccia spettacolo, scrittura, sensibilità e attenzione ai grandi temi della società contemporanea.
Il recente conferimento del titolo di Ambasciatrice della Fiaccola della Pace diventa l’occasione per andare oltre il riconoscimento e conoscere più da vicino la donna e l’artista. Cosa significa oggi farsi portatrice di un messaggio di pace? Quale responsabilità comporta trasformare parole come dialogo, rispetto e solidarietà in una testimonianza concreta?
Tra riflessioni personali, arte, esperienze e nuovi progetti, Gaia Zucchi si racconta ad Alessandro Scarnecchia in una conversazione che parte dal suo percorso personale e professionale per allargare lo sguardo sul presente.
Perché, nel rumore del nostro tempo, tenere accesa una fiaccola significa anche scegliere di non smettere di credere nella forza del dialogo, della cultura e dell’umanità.
l’intervista :
Gaia, il suo impegno sui temi sociali accompagna da tempo quello artistico. Quando è nata questa sensibilità e quanto ha influenzato le sue scelte professionali?
«È una sensibilità nata sin da ragazza, quando, crescendo e acquisendo maggiore consapevolezza, ho cominciato a guardarmi realmente attorno e a osservare ciò che accadeva nella società. Inevitabilmente questo modo di vedere e interpretare la realtà ha avuto un riflesso anche sul mio percorso professionale e sulle scelte che ho compiuto nel tempo.»
Diritti civili: una conquista mai definitiva. Quali sono, secondo lei, quelli che oggi hanno maggiormente bisogno di essere difesi?
«Oggi sentiamo parlare spesso di cultura “woke”, talvolta citata con una certa sufficienza da alcuni ambienti. Eppure il termine significa letteralmente “sveglio” e richiama una forte consapevolezza rispetto alle ingiustizie sociali, al razzismo, al sessismo e alle discriminazioni nei confronti delle minoranze. Credo però che oggi sia indispensabile parlare anche di diritti sociali, a cominciare da quelli che riguardano il lavoro, lo sfruttamento e la sicurezza. Viviamo in una realtà nella quale assistiamo a forme di precarizzazione che possono avere conseguenze devastanti sulla vita delle persone.»
Si parla moltissimo di pace, soprattutto in questo momento storico. Ma come si evita che questa parola rimanga soltanto uno slogan? E cosa significa, per lei, praticarla concretamente nella vita di tutti i giorni?
«Abbiamo vissuto un secondo dopoguerra definito “di pace”, ma che in realtà è stato attraversato da guerre continue, fino ad arrivare ai nostri giorni. E allora diventa inevitabile chiedersi cosa significhi davvero parlare di pace. Esiste certamente anche una “pace interiore”, ma non deve essere confusa con il distacco o con un atteggiamento qualunquistico nei confronti di ciò che accade intorno a noi. Per me la pace comincia dalla capacità di convivere e rispettarsi. Un principio apparentemente semplice, che dovrebbe valere dal nostro condominio fino al mondo nel quale tutti siamo chiamati a vivere.»
L’arte può limitarsi a raccontare il proprio tempo oppure ha anche la forza – e forse la responsabilità – di contribuire alla costruzione di una cultura della pace?
«Raccontare ciò che accade nella società è già un compito fondamentale. Ma credo che l’arte possa fare anche qualcosa in più: può contribuire a creare e ad accrescere la consapevolezza delle persone. E proprio una maggiore consapevolezza può diventare uno degli strumenti attraverso i quali costruire e diffondere una vera cultura della pace.»
Un artista deve prendere posizione davanti ai grandi temi e alle contraddizioni del proprio tempo? E dove passa il confine tra impegno autentico e rischio di strumentalizzazione?
«Non credo si possa rimanere estranei a ciò che accade nel mondo in cui viviamo. È importante contribuire alla costruzione di una cultura della responsabilità e della consapevolezza. Allo stesso tempo, però, bisogna fare attenzione a non lasciarsi strumentalizzare e, soprattutto, a non trasformare contenuti delicati e importanti in semplice merce. L’impegno deve rimanere autentico: bisogna riuscire a preservare la propria genuinità e la propria libertà.»
Il mestiere dell’attrice significa anche entrare nelle vite, nelle emozioni e nelle fragilità degli altri. Quanto può aiutare il pubblico a osservare la realtà con occhi diversi?
«La creatività e le competenze di ciascuno possono rappresentare strumenti importanti per accompagnare il pubblico verso una maggiore presa di coscienza. Un film, uno spettacolo, un’opera artistica possono offrire prospettive differenti e stimolare una consapevolezza che, successivamente, può tradursi anche in scelte sostenibili, nel rispetto degli altri e in un percorso di emancipazione condivisa.»
Guerre, violenze, discriminazioni e divisioni attraversano il nostro presente. Se dovesse indicare un primo gesto concreto che ciascuno di noi può compiere per contribuire alla pace, quale sarebbe?
«Smettere di dare consenso a chi, nei fatti, produce o alimenta violenze, discriminazioni e profonde divisioni, fino ad arrivare alle guerre. Credo che la responsabilità individuale passi anche dalle scelte che compiamo e dal sostegno che decidiamo di concedere. Personalmente non vedo un primo passo più concreto di questo.»
Le parole possono costruire ponti, ma anche alimentare divisioni. Quanto pesa oggi la responsabilità di chi ha una voce pubblica – dall’artista al giornalista – soprattutto nell’epoca dei social e della comunicazione immediata?
«Dipende anche da chi pronuncia quelle parole e dalla capacità che ha di farle arrivare alle persone. Dobbiamo riconoscere un paradosso del nostro tempo: parole sagge possono cadere nel vuoto, mentre parole terribili possono diventare di tendenza e perfino trasformarsi in strumenti di monetizzazione. La dimensione mediatica ha quindi un peso enorme. Se chi esprime un pensiero non riesce ad avere una reale capacità di incidere nella comunicazione, quelle parole – positive o negative che siano – rischiano di rimanere sostanzialmente invisibili.»
Può esserci davvero pace senza giustizia sociale e senza diritti effettivamente garantiti? E qual è il diritto che oggi sente maggiormente vicino e ancora lontano dall’essere pienamente realizzato?
«Credo che la pace possa esistere davvero soltanto quando esiste anche la pace sociale. Se le persone vivono nella disperazione, che valore possono avere diritti riconosciuti soltanto formalmente? Diritti civili e diritti sociali devono necessariamente procedere insieme. Un diritto che sento particolarmente importante e che, nei fatti, considero ancora lontano dall’essere pienamente realizzato è quello alla salute. Le cause sono tantissime, ma credo che la realtà che viviamo oggi ce ne offra una dimostrazione concreta e, per molti aspetti, anche molto dura.»
Cinema, teatro e televisione parlano anche alle nuove generazioni e possono influenzarne sensibilità e comportamenti. Quale responsabilità hanno nel trasmettere rispetto, dignità e valore delle differenze?
«Hanno una responsabilità immensa, soprattutto in una società nella quale i meccanismi di emulazione hanno un peso così forte. Cinema, teatro e televisione possono contribuire a formare ed educare, anche al rispetto delle diversità e all’incontro con ciò che è differente da noi. La diversità non dovrebbe essere percepita come qualcosa da temere, ma come una possibilità di arricchimento, di crescita culturale e di evoluzione della società.»