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nuove frontiere della scena britannica – XXII edizione
festival a cura di Rodolfo di Giammarco
1 novembre – 17 dicembre 2022

Teatro Belli – piazza Sant’Apollonia 11/a- 06 5894875
spettacoli ore 21,00 – ingresso posto unico € 18
dal 10 al 12 novembre ore 21
PALE SISTER
di Colm Tóibín
regia Carlo Emilio Lerici

con Francesca Bianco e Eleonora Tosto
alla chitarra Matteo Bottini
traduzione Carlo Emilio Lerici
produzione Teatro Belli

L’Antigone di Sofocle visto dalla prospettiva di sua sorella Ismene. Il testo segue infatti la donna
mentre racconta la sua personalissima versione della famigerata sfida lanciata da sua sorella nei
confronti dello zio di entrambe e re di Tebe Creonte, mentre aumentano le pressioni sulla stessa
Ismene affinché agisca per vendicare sua sorella, o addirittura seguire il suo tragico esempio. Pale
Sister di Colm Tóibín (2019) è il titolo di una delle più recenti riletture di Antigone in chiave
contemporanea – e dichiaratamente femminista – da parte di uno scrittore irlandese. Prima di lui
già Seamus Heaney, Tom Paulin, Brendan Kennelly, Carl Aidan Matthews, tra gli altri, hanno
sfruttato la tragedia come analogia per le divisioni che hanno dilaniato l’Irlanda a causa del
dominio britannico. Incentrato sulla figura di Ismene, di cui Tóibín prende le difese, Pale Sister è un
monologo teatrale in cui il buon senso e la pacatezza di Ismene prevalgono sull’intransigenza di
sua sorella Antigone. Solo all’apparenza una “pallida” copia di Antigone, oltre che simbolo di viltà,
qui Ismene emerge invece come portatrice di testimonianza e simbolo del ruolo vitale che le donne
possono svolgere nella trasmissione della memoria a seguito di conflitti violenti. Riflettendo su fatti
di cronaca recenti e sul dilagare di una comunicazione sempre meno efficiente, questo primo
esperimento teatrale di Tóibín propone un esempio di drammaturgia impegnata in cui evoluzione e
movimento sono affidati alla pratica sapiente di un’articolata politica del silenzio. Tóibín prende gli
elementi alla base della tragedia greca – sostanzialmente pietas e terrore – e, a questi, aggiunge
istanze attuali come il genere, il potere ed il suo abuso e la contrapposizione tra il silenzio e la
parola. La risposta, ponderata e delicatamente distillata, di Tóibín a Sofocle scava fino in fondo alle
radici del coraggio. Come certe persone riescono a trovare dentro di sé la forza di seguire la
propria coscienza trovandosi di fronte ostacoli insormontabili? Una questione molto attuale,
soprattutto se vista attraverso gli occhi di una giovane donna impotente.
Colm Tóibín
(Enniscorthy, Irlanda 1955) ha studiato Storia e letteratura inglese all’University College of Dublin.
A venti anni ha cominciato a viaggiare, prima in Spagna, poi in Argentina, in Sudan, in Egitto, negli
Usa. Giornalista, saggista e romanziere, è considerato uno dei maggiori scrittori irlandesi
contemporanei. Tra i suoi libri tradotti in italiano ricordiamo: Sud (Fazi, 1999); Il faro di Blackwater
(Fazi, 2002) e Il testamento di Maria (Bompiani 2014), finalisti al Booker Prize; The Master (Fazi,
2004), vincitore dell’IMPAC Award; Madri e figli (Fazi, 2007); Fuochi in lontananza (Fazi, 2008);
Brooklyn (Bompiani, 2009), vincitore del Costa Novel Award; La casa dei nomi (Einaudi 2018).
Tóibín è stato inoltre direttore di due riviste irlandesi, “InDublin” e “Magill”, e ha collaborato a “The
Sunday Independent” e “The London Review of Books”.
I suoi libri sono stati tradotti in circa venti lingue.

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