“THE PATH BEFORE US”, IL PRIMO ALBUM

DEL PROGETTO CROSSING, AL 15ESIMO POSTO DELLA CLASSIFICA MONDIALE DI WORLD MUSIC

La soddisfazione di Nino Martella, Petit Solo Diabaté e Marco Schiavone:

E’ un lavoro di forte ricerca e sperimentazione, ci onora che sia stato da subito apprezzato

Il disco: kora, ‘ngoní, balafon, percussioni e violoncello per un paesaggio sonoro in cui

le tradizioni africane incontrano la sensibilità contemporanea europea in un equilibrio in continuo mutamento

E’ uscito il 16 gennaio ed è già al 15esimo posto della Transglobal World Music Chart, la classifica mondiale dei migliori dischi di world music:

https://www.transglobalwmc.com/charts/february-2026-chart/.

Si tratta di “The Path Before Us”, il primo album del progetto CROSSING realizzato da trio composto da Petit Solo Diabaté (kora, ngoní, balafon), Nino Martella (percussioni, ngoní) e Marco Schiavone (violoncello), uscito in formato fisico, digitale e vinile per l’etichetta Circular Music Records.

L’album, che parte dal Salento, ha conquistato anche il primo posto della classifica della radio americana “Spin The Globe – world music radio”.

Questo risultato non è per nulla scontato e non era assolutamente garantito– dice Nino Martella, musicista e fondatore di Circular Music – “The Path Before Us” non è solo il primo disco del trio, ma è anche il primo disco prodotto da Circular Music Records nonché il primo lavoro registrato negli studios di Circular Music. E’ una serie di prime volte. L’intero processo di ideazione, realizzazione, lancio e promozione è ancora ora in fase di collaudo e miglioramento e veder fioccare questo risultato è veramente una grande soddisfazione. Inoltre, è un lavoro di forte ricerca e sperimentazione, ci onora che sia stato da subito apprezzato e che piaccia alla giuria della Transglobal World Music Chart.

Guardiamo avanti con fiducia e gioia e ringraziamo con il cuore tutte le persone coinvolte nella realizzazione dell’opera

The Path Before Us” è un incontro musicale che attraversa culture, strumenti e lingue, senza confini predefiniti. Nel panorama contemporaneo europeo, la musica africana continua troppo spesso a essere trattata come un elemento decorativo, un colore esotico, una suggestione ritmica da affiancare ad altri linguaggi ritenuti più “strutturati”. Questo lavoro ribalta radicalmente questa prospettiva.

Il progetto CROSSING nasce da una posizione chiara e non negoziabile: la musica africana è un sistema musicale completo, antico, stratificato e complesso, al pari della musica classica occidentale e del jazz. Non è una derivazione, non è una curiosità etnografica, non è un serbatoio da cui attingere superficialmente. È un corpus di conoscenze che può e deve essere studiato, appreso, praticato, anche da musicisti europei, anche da musicisti bianchi, con lo stesso rigore con cui si studia Bach, Stravinskij o Coltrane.

The Path Before Us” non è quindi solo un disco, è il risultato visibile di un processo di ricerca culturale e musicale di lungo periodo, portato avanti dall’associazione Circular Music, che da anni lavora per creare spazi reali di approfondimento, formazione e scambio attorno alle tradizioni musicali dell’Africa occidentale, in particolare alla tradizione mandinka.

Al centro di questo percorso c’è l’incontro tra tre figure che incarnano tre mondi apparentemente distanti ma, in realtà, profondamente comunicanti.

Da un lato, due musicisti italiani.

Uno proviene dalla tradizione colta dei conservatori, è un violoncellista classico, formato all’interno del sistema accademico occidentale, con una solida competenza tecnica e una profonda conoscenza della scrittura musicale.

L’altro è Nino Martella, musicista e ricercatore, da anni impegnato in un lavoro serio e continuativo di ricerca etnomusicologica sul campo, studio delle strutture ritmiche e melodiche dell’Africa occidentale, pratica diretta degli strumenti tradizionali e costruzione di relazioni culturali durature.

Dall’altro lato, l’incontro con un maestro della musica tradizionale africana: Petit Soló Diabaté, esponente di una genealogia musicale che non si trasmette attraverso spartiti ma attraverso la pratica, la memoria, l’ascolto e la responsabilità culturale. Un sapere incarnato, stratificato, che attraversa generazioni.

Così, in questo album, le corde della kora e del ngoní intessono melodie luminose e ipnotiche che trovano nel violoncello di Schiavone una voce profonda, lirica e talvolta inquieta. Il kamale ngoní e le percussioni di Martella connettono e propulsano, oscillando tra ritmi rituali e tessiture più intime, costruendo ponti che uniscono i tre mondi sonori del trio. Una tessitura musicale che disegna un paesaggio sonoro in cui le tradizioni africane incontrano la sensibilità contemporanea europea, in un equilibrio in continuo mutamento.

Il suono non è caratterizzato dalla fusione, infatti ogni strumento mantiene la propria identità, pur lasciandosi trasformare dal contatto con gli altri. Così, i tre musicisti tracciano una geografia emotiva che non cerca di unificare le differenze, ma di attraversarle, in un percorso sonoro che unisce radici e orizzonti, gesto e silenzio, presenza e metamorfosi.

The Path Before Us”, realizzato con il sostegno di SIAE e Ministero della Cultura nell’ambito del progetto “Per Chi Crea”, non è un titolo retorico, è una dichiarazione di metodo. Il “cammino davanti a noi” è quello che porta il Mediterraneo a riconoscere finalmente la centralità delle influenze africane nella propria storia culturale e musicale. Non come fenomeno recente o emergente, ma come ritorno alla luce di una relazione antica, rimossa, marginalizzata, spesso negata. Il bacino del Mediterraneo è da sempre un luogo di attraversamenti, scambi, contaminazioni. La musica africana non sta “arrivando” ora: sta riemergendo, chiedendo di essere riconosciuta non come alterità, ma come parte strutturale di questo spazio culturale. Crossing si inserisce consapevolmente in questo movimento lento ma irreversibile.

Souleyman Diabaté, il cui nome d’arte è Petit Solo, è nato a Bobo-Dioulasso, in Burkina Faso, in una famiglia di griot (poeti-cantori dell’Africa occidentale) del gruppo etnico Siamou, che gli trasmise la cultura, l’arte e la saggezza tipiche della tradizione.

Musicista polistrumentista molto rispettato, si specializzò presto nel balafon e nelle percussioni, ampliando la sua espressione artistica in tutta l’Africa occidentale, dove divenne noto per le sue potenti performance dal vivo. Riconosciuto come uno degli artisti più promettenti della sua generazione, ha già partecipato a tournée in tutta Europa, esibendosi in eventi importanti dedicati alla musica africana come Mama Africa, Woka Kuma Festival, Istant Act e molti altri. Ha collaborato con alcune delle grandi figure della musica maliana, tra cui Cheick Tidiane Seck e Toumani Diabaté, per i quali lavora come musicista, arrangiatore e compositore nell’album “Toumani, Family and Friends” (Universal Music Africa, 2019).

Nino Martella è un polistrumentista originario del Salento, nel sud Italia, oggi naturalizzato burkinabé. Dopo anni di ricerca musicale ed etnomusicologica nella regione di Houet in Burkina Faso, ha fondato Circular Music, un hub musicale e etichetta discografica dedicata a promuovere il dialogo tra l’arte e la cultura dell’Africa occidentale e le tradizioni dell’Italia meridionale.

La sua profonda comprensione dei ritmi e dell’energia della musica mandengue gli consente di essere un ponte naturale tra la tradizione incarnata da Souleyman “Petit Solo” Diabaté e la sensibilità musicale eurasiatica-mediterranea.

Attraverso il suo lavoro artistico e produttivo, Martella promuove un linguaggio musicale che fonde radici, ricerca e contemporaneità, abbracciando l’incontro come forma di creazione.

Marco Schiavone è un violoncellista molto apprezzato in Italia.

Se Souleyman “Petit Solo” Diabaté incarna la fiamma vivente della tradizione Mandengue, Schiavone ne è il naturale contraltare: un profondo conoscitore e interprete della musica classica europea, per la quale il violoncello è da tempo una voce espressiva centrale. È anche un esploratore delle melodie e delle tradizioni del Mediterraneo e del Sud Italia.

Il suo percorso artistico lo ha portato a sviluppare un linguaggio personale che fonde disciplina e libertà, struttura e improvvisazione, rendendolo una figura chiave nella scena world music del Sud Italia.

Con il suo suono intenso e lirico, Schiavone porta a Crossing il respiro della tradizione classica occidentale, impegnandosi in un dialogo vibrante con le radici africane attraverso un continuo scambio di energia e risonanza.

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GUIDA ALL’ASCOLTO BRANO PER BRANO

1. Ne Ma Lon

Ah Ne Ma Lon Te

Dja Douniya Be Te

Non sapevo che il mondo fosse così!”. Osservando la natura e i cicli della vita, è facile credere che il mondo sia stato creato per il nostro benessere. La bellezza ci circonda, la natura ci insegna e ci nutre, e la meraviglia della creazione ruota costantemente in un perfetto equilibrio cosmico sopra i nostri cieli, mentre siamo sospesi nello spazio su questa incredibilmente e bella palla blu.

Allora, perché il mondo è così? Perché invidia, avidità e insoddisfazione crescono sempre più forti in questi tempi duri e pieni di sofferenza? A che punto l’umanità ha perso la sua strada, la sua connessione con ciò che è più vicino a Dio dentro di noi?

Non lo sappiamo, eppure continuiamo a interrogarci.

2. Mah Koro

Una canzone tradizionale in lingua Bambara dedicata agli antenati, intrecciata con un canto originale in dialetto salentino. Un filo comune tra queste due culture apparentemente distanti — quella panafricana e quella del Sud Italia — è il profondo rispetto e il legame spirituale con i defunti, in particolare con la figura dei nonni.

In un’epoca in cui le famiglie sembrano più frammentate che mai e il divario tra le generazioni passate e presenti si allarga, cominciamo a percepire una perdita di appartenenza, un’identità slegata. Un sentimento che sarebbe impensabile nelle società africane o salentine tradizionali, dove ciascuno di noi è sempre stato — e ancora è — figlio o nipote di qualcuno.

3. Djandjo

Djandjo è una canzone tradizionale sacra nella cultura Mandeng. Fu composta molto tempo fa, durante l’epoca dell’Impero Mandeng, per gli uomini di parola e per gli uomini d’onore, per coloro che lottarono per la liberazione della loro terra rischiando o sacrificando la propria vita per un ideale superiore. Può anche essere cantata in lode di persone la cui onestà e integrità hanno brillato per tutta la vita. Questa non è una canzone da suonare con leggerezza. Gli anziani dicono che non dovrebbe mai essere eseguita in un giorno triste, perché non farebbe altro che aumentare il dolore. Tuttavia, se suonata almomento giusto, ha il potere di rendere ancora più radioso anche il giorno più luminoso.

4. Bobo Sira

“Bobo Sira” significa “la strada per Bobo” nella lingua Dioula. In Burkina Faso, a circa 350 km a ovest della capitale, si trova una città polverosa, colorata e vivace chiamata Bobo Dioulasso.

Bobo Dioulasso è un vortice costante di vita: musicisti, artisti di ogni tipo, venditori ambulanti e belle donne che trasportano sacchi di riso sulla testa: un turbinio di caos africano benefico e generativo, sempre in movimento.

Per raggiungere Bobo Dioulasso, si prende un autobus dalla capitale. L’esperienza di viaggiare e ripercorrere quella strada, viaggio dopo viaggio, è intensa e unica. Porta con sé allo stesso tempo il dolce sapore del ritorno a casa e il gusto piccante e avventuroso dell’esplorazione.

5. Samadou Traore

Come già accennato nell’introduzione dell’album, questo lavoro è dedicato ai nostri padri e maestri musicali. Sa Mamadou Traoré è un suonatore e costruttore di balafon proveniente da Bana, un piccolo villaggio del Burkina Faso. Dal 2016 è il principale mentore e guida in Burkina Faso di Nino Martella. Nel 2021, il loro rapporto ha raggiunto un tale livello di intimità che Nino Martella è stato accolto nella cerchia spirituale degli antenati di Sa Mamadou Traoré, seguendo il rituale tradizionale che si tiene ogni tre anni nel villaggio di Torosso.

Questo brano è una dedica alla sua saggezza e al profondo valore che i suoi insegnamenti hanno portato nelle nostre vite: una semplice composizione per kora, kamale ‘ngoní e violoncello.

A ni tché Baba Sa Mamadou

I Traore!

CREDITS

Clara “Blavet” Calignano | flute

VIDEO: Crossing – Diabaté/Martella/Schiavone – “Samadou Traore”

6. Hope

“Hope” è una preghiera per tempi migliori, un futuro migliore, una maggiore comprensione tra le persone e le nazioni e la fine dei conflitti, sia interni che esterni. Un brano dedicato a un futuro pieno di luce e di Vita.

7. Nomad

Questa canzone è dedicata al glorioso popolo Fula, originario del continente africano.

I Fula (noti anche come Fulani o Peul) sono tra i gruppi etnici più diffusi in Africa: dalla Mauritania al Sudan, fino al Sud-Est africano, compresa la regione subsahariana e tutte le terre dell’antico Impero Mandengue, coprendo un territorio immenso e diversificato. La loro esistenza è stata a lungo legata alla pastorizia di grandi mandrie di bestiame, ed è per questo motivo che sono un popolo nomade.

Il motivo suonato sul Kamale ‘ngoní in questo brano è un motivo ritmico tradizionale del popolo Fula. Ci è stato tramandato da Petit Solo Diabaté, che, pur non essendo lui stesso di origine Fula, è un profondo conoscitore delle numerose culture musicali che fioriscono in tutta l’Africa occidentale.

CREDITS

Emanuele Coluccia | soprano sax

8. Kare Brah

Siamo profondamente onorati di avere Petit Solo Diabaté con noi in questo progetto.

Non solo è un musicista di eccezionale talento e un maestro generoso, ma è anche un vero custode della cultura musicale del suo gruppo etnico, i Siamou. Questo brano, intitolato “Kare Brah”, è un’interpretazione di una canzone tradizionale Siamou legata a uno dei tanti momenti di iniziazione alla conoscenza tradizionale della comunità.

I jingle che si sentono sono legati ai movimenti delle mani delsuonatore di balafon. Con una concezione musicale molto lontana agli standard estetici occidentali, i jingle non hanno una funzione ritmica specifica o definita, ma contribuisconoprofondamente al suono della sacra tradizione del balafon in Burkina Faso. Anche il canto nella sezione iniziale del brano è nella lingua tradizionale Siamou, una lingua rara parlata da poco più di 60.000 persone, tutte concentrate in Burkina Faso, Mali e Costa d’Avorio.

9. Song for a Friend

Nell’ottobre 2024, durante una delle nostre prime jam session insieme, siamo stati colpiti dalla tragica notizia della perdita di un caro amico comune. Con il cuore pieno di dolore e un senso di impotenza, ci siamo rivolti alla musica, lasciandoci guidare in una lunga improvvisazione, da cui è emersa questa melodia semplice ma immensamente potente.

Questo brano è un omaggio alla Vita e all’amicizia, dedicato a una delle anime più brillanti, gentili e pure che abbiamo mai conosciuto: questo brano è per te, Francesco.

La musica è un linguaggio universale: siamo certi che questa canzone ti raggiungerà.

CREDITS

Mohammed Tounkara | jeli ‘ngoní ba, jeli ‘ngoní

Clara “Blavet” Calignano | flute

Emanuele Coluccia | soprano

CROSSING IN RETE

www.circularmusic.eu/crossing

Ig:

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Booking: booking@circularmusic.eu

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