Sociale. Oggi in Campidoglio un incontro sul fenomeno degli hikikomori organizzato dal Gruppo Capitolino Azione
Roma, 2 luglio 2026 – Si terrà oggi, in Campidoglio, dalle ore 18.00, presso la Sala del Carroccio, l’iniziativa dal titolo “Il compagno adulto. Il modello Fiori d’Acciaio” promossa dal Gruppo capitolino di Azione e dedicata al tema del ritiro sociale volontario giovanile, fenomeno sempre più diffuso e ancora troppo spesso sottovalutato.
All’incontro, che sarà moderato dal coordinatore di Azione Under30 Roma Valerio D’Angeli, prenderanno parte, accanto ai consiglieri di Azione in Campidoglio Flavia De Gregorio e Antonio De Santis e al consigliere regionale e segretario romano di Azione Alessio D’Amato, Daniela Ruffino, deputata di Azione e promotrice di una proposta di legge sul ritiro sociale, Eugenia Cassandra, presidente dell’associazione Fiori d’Acciaio, Diana Paolantoni, vicepresidente di Fiori d’Acciaio, Giovanna Dragonetti, dell’associazione Hikikomori Italia Genitori ETS, e Regina Picozzi, medico e psicoterapeuta.
Partendo dalla presentazione del volume “Il compagno adulto. Il modello Fiori d’Acciaio”, firmato da Eugenia Cassandra e Diana Paolantoni, l’evento punta ad essere un’occasione di confronto tra istituzioni, associazioni, esperti e famiglie in modo da accendere un faro su una realtà complessa: quella degli hikikomori, giovani e giovanissimi eremiti post-moderni che scelgono di ritirarsi dalla vita sociale, isolandosi nelle proprie stanze e rinunciando progressivamente a scuola, relazioni e contatti con il mondo esterno.
A livello internazionale, studi indicano che il fenomeno riguarda milioni di giovani: in Giappone, Paese in cui è stato identificato per la prima volta, si parla di oltre 1 milione di persone, ma situazioni simili sono ormai diffuse anche nell’intero continente asiatico, soprattutto in Cina e nella Corea del Sud, oltre che in tutta l’Europa e negli Stati Uniti.
In Italia si stima che ad essere coinvolti siano circa 200.000 tra ragazzi e ragazze, un numero che è iniziato a crescere soprattutto dopo la pandemia e non si è ancora arrestato.Una cifra importante, resa ancora più drammatica da un altro elemento: la presenza di un sommerso che, soprattutto nel sud del nostro Paese, è inimmaginabile. Stando alle ricerche se inizialmente a isolarsi erano i maschi, da un po’ di tempo a questa parte a farlo sono anche le femmine; in entrambi i casi, poi, è emerso che l’età di esordio si è abbassata fino a toccare la fase preadolescenziale.
Dietro al fenomeno degli Hikikomori si cela una crisi silenziosa che mette a dura prova famiglie e insegnanti, spesso privi di strumenti adeguati attraverso i quali entrare in relazione con questi ragazzi e scardinare il muro di isolamento dietro cui si rifugiano. Il ritiro sociale non è solo un disagio individuale, ma una questione sociale e politica che interroga direttamente le istituzioni sulla capacità di prevenzione, sostegno e intervento.
Secondo i consiglieri capitolini di Azione: “È necessario affrontare il fenomeno degli hikikomori con politiche pubbliche strutturate, che integrino scuola, servizi sociali e salute mentale. Assolutamente vietato, dunque, lasciare sole le famiglie o delegare tutto alla buona volontà delle associazioni: serve un impegno chiaro delle amministrazioni locali e nazionali. Proprio per questo Azione ha presentato una proposta di legge che vuole essere una risposta concreta all’emergenza dell’isolamento giovanile”.
Promosso dalla deputata Daniela Ruffino, il provvedimento prevede l’istituzione di un Osservatorio nazionale per monitorare il fenomeno e coordinare gli interventi, insieme a percorsi formativi mirati per intercettare precocemente il disagio degli studenti. Cuore della misura è un fondo da 50 milioni di euro l’anno, destinato a finanziare servizi territoriali, supporto psicologico e sostegno alle famiglie, con l’obiettivo di prevenire il ritiro sociale e favorire il reinserimento dei giovani più fragili.
Una risposta concreta ad un’emergenza sempre più attuale con un obiettivo chiaro: costruire una rete capace di intercettare il disagio giovanile e fronteggiarlo in maniera concreta, perché, come sostengono i consiglieri di Azione in Campidoglio, “dietro ogni porta chiusa c’è una storia che chiede ascolto e una comunità che ha il dovere di non voltarsi dall’altra parte”.