Sabato 14 febbraio, in occasione di San Valentino, esce “L’amore è un’altra cosa” (Orangle Records), il nuovo singolo di Simone Tomassini, secondo capitolo del progetto “I dettagli”, un lavoro che unisce musica e scrittura in un racconto esteso, personale e coerente.
Dopo “Se ci credo è colpa tua”, brano che ha segnato l’inizio di una nuova fase artistica, Tomassini torna con una canzone che rilegge il tema dell’amore senza idealizzazioni.
L’artista si allontana dall’idea romantica, spesso distante dalle complessità relazionali, per raccontare il sentimento che incontra la quotidianità: le distanze, i silenzi, le abitudini. Preferisce le immagini imperfette a quelle rassicuranti, evitando la frase giusta e optando invece per parole che restano aderenti alla realtà di coppia. Anziché trattare l’amore come tema, lo tratta come una questione concreta, una condizione da vivere e attraversare: lo sporca, lo mette in discussione, lo lascia incompleto. E in quell’imperfezione, così meravigliosa e così visceralmente umana, ci entra solo chi ascolta davvero.
Nel testo del brano, l’amore non è un contratto, non è una promessa solenne, non è un rito da celebrare. È un’esperienza concreta, fatta di ricordi, di oggetti che conservano tracce del tempo, di momenti che riaffiorano con la loro polvere addosso. È «prendersi per mano senza la paura di restare soli».
Simone Tomassini, che ha scelto di aggiungere il proprio cognome al nome d’arte in anni recenti come omaggio alla memoria del padre e del nonno, non ha certo bisogno di presentazioni. La sua carriera, avviata nei primi Duemila e consolidata con la partecipazione alla 54esima edizione del Festival di Sanremo e il successo di “È stato tanto tempo fa”, si è sviluppata seguendo una traiettoria lontana dall’esposizione obbligata. Nel tempo, il cantautore e musicista comasco ha sempre occupato una posizione riconoscibile: un rock-pop melodico, legato alla forma-canzone, che ha attraversato gli anni senza perdere identità. La sua voce, il suo modo di scrivere, il suo suono restano immediatamente riconducibili a una cifra personale. Una continuità che gli consente di parlare anche alle generazioni più giovani, senza rincorrere linguaggi che non gli appartengono.
E dentro questa coerenza, prende forma il suo nuovo progetto. Un progetto che non nasce per opporsi al presente, ma per riportare centralità a ciò che per Simone resta essenziale: la musica come linguaggio sincero, come spazio di racconto, come scelta consapevole e relazione con chi ascolta.
Un progetto in cui ci sono oggetti, ricordi sfocati, scene di vita quotidiana. In cui non c’è nessuna idea di amore da difendere, ma un modo di guardarlo mentre si evolve e cambia forma.