Riflessioni estive (lunghe) su quanto avvenuto a Milano, quanto avvenne a Roma nel 2015 e su quanti fondi pubblici sono stati spesi negli ultimi decenni per integrare i Rom con risultati pessimi
«Altro che esposti contro i consiglieri municipali: la vera denuncia da fare è quella contro chi in oltre trent’anni ha bruciato decine di milioni di euro per la gestione dei campi rom e per la scolarizzazione dei minori, senza ottenere alcun risultato. Dal 1994, dalla prima giunta Rutelli, a Roma si sono riversati fondi ingenti su associazioni e cooperative ad esempio solo per trasportare bambini rom da campi a scuole (nel 2024 con Fondi ordinari comunali si sono spesi Circa 6 milioni – Relazione sulla Performance 2024)
– con pullmini che partono e arrivano spesso vuoti – e poi altri fondi per pagare psicologi, assistenti sociali ed educatori incaricati a convincere le famiglie a mandare i figli a scuola. Senza dimenticare la gestione dei campi e tutti i costi annessi e connessi. Eppure i risultati sono sotto gli occhi di tutti: tassi di dispersione scolastica altissimi, bambini a mendicare o a borseggiare nelle metropolitane, famiglie ancora costrette a vivere nel fango.
Pochissimi i casi di reale integrazione. Esistono ancora i campi, esistono ancora i finanziamenti alle associazioni: quale reale interesse hanno avuto queste realtà a superare i campi? Basti pensare al caso del campo di via di Salone, che non solo non è stato superato ma è diventato persino corresponsabile della recentissima chiusura della stazione ferroviaria, lasciando migliaia di cittadini senza un servizio pubblico.
Dal 2013 ad oggi, l’Associazione 21 Luglio riceve centinaia di migliaia di euro ogni anno per progetti legati ai rom. Con quali risultati concreti? Nei loro bilanci compaiono contributi da fondazioni private e internazionali (solo nel 2023 entrate complessive di 300.000 €. Circa 1/6 delle entrate totali dell’Associazione 21 luglio proviene direttamente da fondi pubblici, cioè dalla Commissione Europea e dall’UNAR. Il resto, oltre 84 %, è coperto da fondazioni private nazionali e internazionali Peretti Foundation, Con i Bambini, Otto per Mille Valdese Sigrid Rausing Trust, ecc. e da piccole donazioni private. Da capire poi come a loro volta queste realtà private ricevono fondi. Ma questo discorso ci porterebbe ancora più lontano e non è questo per il momento il tema. Sia chiaro l’Associazione 21 Luglio è solo una goccia nel mare magnum dei finanziamenti ma i romani hanno il diritto di sapere in che modo quei soldi siano stati utilizzati per evitare l’ennesimo disastro nella gestione dei campi. Perché i bambini rom ancora non vanno a scuola? Perché vagano senza controllo in giro per Roma, o – come accaduto a Milano – guidano auto rubate senza patente, fino ad uccidere una donna innocente?
A Roma dobbiamo aspettare un’altra tragedia come quella del 2015, quando tre nomadi in fuga a 180 km/h a via Mattia Battistini investirono e uccisero una donna filippina, ferendo altre otto persone? Chi oggi punta il dito contro un consigliere municipale che ha espresso un pensiero che sembrerebbe condiviso da centinaia di migliaia di cittadini, dovrebbe avere il coraggio di ammettere il fallimento epocale delle politiche di integrazione, che hanno alimentato solo business, clientele e sprechi. Non sono i rom il problema: il problema sono coloro che da decenni succhiano dalle mammelle delle istituzioni per progetti fallimentari, scaricando rabbia e insicurezza sulle spalle dei cittadini.
La Corte dei Conti e la Procura di Roma aprano un’indagine seria su come sono stati spesi questi soldi: i rom sono ancora nei campi, i bambini ancora fuori dalla scuola, e i cittadini sempre più insicuri».
— Fabrizio Santori, capogruppo Lega in Assemblea Capitolina