A cura di Ilaria Solazzo

Quando il cinema incontra la realtà: perché abbiamo parlato con il criminologo Francesco Longobardi sul film “Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo”

È arrivato nelle sale italiane “Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo”, sequel dell’amato lungometraggio del 2003 che vede di nuovo protagoniste Jamie Lee Curtis e Lindsay Lohan nei ruoli di Tess e Anna Coleman. Diretto da Nisha Ganatra e prodotto da Kristin Burr, Andrew Gunn e la stessa Jamie Lee Curtis, il film si presenta come una brillante commedia multigenerazionale, ma al tempo stesso affronta con sorprendente profondità i temi dell’identità, della famiglia e del cambiamento.

Proprio per questo, abbiamo deciso di andare oltre il lato più leggero e comico della pellicola, e di parlare con Francesco Longobardi, criminologo forense, accademico presso l’Università di Diritto Internazionale ISFOA, e autore, insieme a Noemy Longobardi, del libro “Le tre facce della violenza” (Rossini Editore, 11.99 euro).

Un film che fa ridere, ma anche riflettere

Nel film ritroviamo Tess e Anna anni dopo il primo “pazzo venerdì”. Oggi Anna è madre e prossima al matrimonio con un uomo che ha già una figlia, e la fusione di due famiglie si rivela tutt’altro che semplice. Ancora una volta, un evento soprannaturale — lo scambio di corpi causato da un fulmine — costringe le protagoniste a mettersi nei panni l’una dell’altra, letteralmente. Ma tra gag esilaranti e situazioni surreali, emerge anche una riflessione profonda sulla complessità delle relazioni familiari, sull’identità personale e sul bisogno di comprensione reciproca.

“Il conflitto generazionale è una delle prime forme di scontro che sperimentiamo nella vita, spesso normalizzato ma non per questo innocuo”, afferma Francesco Longobardi. “Nel mio libro, Le tre facce della violenza, affrontiamo proprio questi aspetti: la violenza fisica, quella psicologica e quella sociale. E non è raro che alcune di queste si insinuino anche in contesti che riteniamo protetti, come la famiglia”.

Perché un criminologo per una commedia Disney?

A prima vista può sembrare insolito coinvolgere un criminologo per analizzare una commedia Disney. Ma la realtà è che anche le storie più leggere possono contenere spunti importanti su temi come l’empatia, il trauma, la comunicazione e il disagio emotivo, soprattutto quando si parla di famiglie e giovani.

Francesco Longobardi, insignito per tre anni consecutivi — 2017, 2018 e 2019 — dal Ministero della Giustizia per il suo impegno nella lotta alla violenza e alle vessazioni predatorie, ha dedicato la sua carriera a studiare le dinamiche conflittuali, anche in ambito domestico.

“Nella commedia, il fulmine è l’elemento magico che scatena lo scambio di corpi. Ma nella realtà, il ‘fulmine’ può essere un evento traumatico, una separazione, una perdita improvvisa. Ciò che accomuna finzione e vita vera è la necessità di ricostruire la propria identità e di comprendere l’altro, anche quando sembra difficile farlo.”

La cultura pop come strumento di educazione

Il nuovo “Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo” vanta un cast che riunisce volti storici e nuove generazioni: oltre a Curtis e Lohan, tornano Mark Harmon, Chad Michael Murray, Christina Vidal Mitchell, e altri membri del cast originale, affiancati da Julia Butters, Sophia Hammons, Manny Jacinto e Maitreyi Ramakrishnan. La combinazione tra nostalgia e attualità rende il film un’opportunità per parlare non solo di intrattenimento, ma anche di educazione emotiva e consapevolezza sociale.

“Il cinema non deve solo farci ridere o piangere,” conclude Longobardi, “ma può diventare un veicolo potente di riflessione. Se un film riesce a far riflettere anche una sola persona sul valore della comunicazione e sul rispetto all’interno della famiglia, allora ha già raggiunto un grande risultato.”

“Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo” non è solo un ritorno atteso dai fan, ma anche un’occasione per guardare con occhi nuovi a ciò che accade quando generazioni diverse si confrontano, si scontrano — e, finalmente, si comprendono.

Con l’arrivo nelle sale italiane di “Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo”, sequel della celebre commedia con Jamie Lee Curtis e Lindsay Lohan, ci troviamo davanti a una storia che, dietro la leggerezza dello scambio di corpi e delle dinamiche familiari, affronta in modo originale temi profondi come il conflitto generazionale, l’identità e la comunicazione tra genitori e figli.

Per analizzare questi aspetti da una prospettiva diversa, abbiamo incontrato Francesco Longobardi, criminologo forense e accademico presso l’università di Diritto Internazionale ISFOA, autore insieme a Noemy Longobardi del saggio “Le tre facce della violenza” (Rossini Editore). Un esperto che ha dedicato la propria carriera allo studio dei meccanismi che portano alla rottura dei legami familiari e alla nascita di dinamiche relazionali dannose.

Con lui abbiamo parlato non solo del film, ma anche del ruolo che la cultura pop può giocare nella sensibilizzazione e nella prevenzione della violenza domestica e psicologica.

INTERVISTA A FRANCESCO LONGOBARDI

“Dietro una commedia, può nascondersi una riflessione importante sulla violenza familiare”

Il film “Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo” è una commedia leggera, ma voi lo associate a una riflessione sulla violenza. Perché?
Anche una commedia può raccontare, in forma semplificata, dinamiche familiari complesse. Il conflitto tra madre e figlia, la difficoltà di comunicare, la tensione nella costruzione di una famiglia allargata: tutti elementi che, se non riconosciuti e gestiti, possono evolvere in forme di violenza psicologica o relazionale.

Nel suo libro “Le tre facce della violenza”, lei parla di violenza fisica, psicologica e sociale. Come si collegano questi concetti a una narrazione cinematografica?
Il cinema è uno specchio della realtà. Le tre forme di violenza che descriviamo nel libro si manifestano spesso in contesti ordinari. Quando un film mostra il disagio, l’incomprensione o la perdita di empatia tra i personaggi, riflette problemi molto concreti, anche se trattati con leggerezza.

Perché ha deciso di analizzare proprio questo film?
Perché dietro il tono ironico e il fantasy dello scambio di corpi, il film porta un messaggio universale: per comprendere davvero l’altro, dobbiamo letteralmente metterci nei suoi panni. È un invito all’ascolto e alla rielaborazione dell’identità, due elementi chiave anche nella prevenzione della violenza.

Cosa colpisce maggiormente nel rapporto tra Tess e Anna Coleman?
Il modo in cui il conflitto generazionale si trasforma. All’inizio è scontro, frustrazione, incapacità di capirsi. Ma grazie all’esperienza estrema dello scambio, le due imparano ad empatizzare, a rispettarsi. È una metafora potente di quello che, nel quotidiano, richiederebbe invece dialogo e tempo.

Secondo lei, qual è il ruolo del trauma in questi scambi intergenerazionali?
Fondamentale. Il trauma, anche se piccolo o non dichiarato, lascia tracce nelle relazioni familiari. Può alimentare incomprensioni e tensioni. Il film ne offre un esempio simbolico, ma realistico: ogni personaggio porta con sé un bagaglio emotivo che condiziona le sue reazioni.

Quanto è importante educare i giovani alla lettura delle emozioni familiari?
È essenziale. I giovani spesso vivono emozioni forti, ma non sempre hanno gli strumenti per interpretarle. La scuola, la famiglia e i media possono — e devono — offrire modelli positivi di comunicazione, rispetto e gestione del conflitto. Anche un film può diventare uno strumento educativo.

Il suo libro è pensato anche per un pubblico non specialistico. Perché questa scelta?
Perché la violenza, in tutte le sue forme, è un tema che riguarda tutti. Abbiamo voluto creare un testo accessibile, utile per chi lavora nel sociale ma anche per genitori, insegnanti, educatori. La prevenzione comincia dalla consapevolezza.

Quanto incide la narrazione mediatica e culturale sulla percezione della violenza?
Incide moltissimo. Se normalizziamo certi comportamenti aggressivi o svalutanti nei media, rischiamo di renderli accettabili anche nella realtà. Al contrario, quando la cultura pop veicola messaggi di rispetto, comprensione e crescita emotiva, può influenzare positivamente il comportamento sociale.

In una frase, cosa si augura che il pubblico porti a casa da questo film?
Mi auguro che il pubblico, oltre alle risate, porti con sé una riflessione sul valore del mettersi nei panni dell’altro. Solo così si costruisce una comunicazione autentica e si prevengono dinamiche relazionali dannose, dentro e fuori la famiglia.

Foto Francesco Longobardi

Al termine del nostro incontro, Francesco Longobardi ci saluta con un sorriso cordiale:
“Parlare di questi temi è fondamentale, soprattutto quando lo si fa in contesti inaspettati come una commedia. La cultura pop può diventare un ponte tra il divertimento e la consapevolezza.”

E ha ragione. “Quel pazzo venerdì, sempre più pazzo” è un film pensato per intrattenere, ma tra le sue righe ci ricorda che ogni famiglia, ogni relazione, è fatta di equilibri delicati e di ascolto reciproco. A volte serve un fulmine per mettersi nei panni dell’altro, ma più spesso serve solo il coraggio di fermarsi e guardarsi davvero. Forse è da lì che comincia la vera trasformazione.

Foto del libro

Per approfondire i temi trattati, il libro “Le tre facce della violenza” di Francesco e Noemy Longobardi è disponibile in libreria al prezzo di 11.99 euro (Rossini Editore).

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