Pablo Picasso ha scritto: “Quando Chagall dipinge, non si sa se dorma oppure se sia sveglio.
Da qualche parte della sua testa deve avere un angelo.” L’affermazione del più grande artista
del 900, non deve sorprenderci. L’inventore del Cubismo, di quadri rivoluzionari come Les
demoiselles d’avignon e di Guernica, mostra in quelle poche parole l’ammirazione per colui che
ritiene un suo pari, in quanto a genialità, e lo sente forse superiore nella rappresentazione della
spiritualità umana.


Mark Zacharovic Sagal, nacque nel 1887 a Lezna in Russia (oggi Biellorussia) da famiglia
ebraica ed in pieno clima zarista. La sua vita nel villaggio povero ma ricco di colori e sogni,
prima di approdare alla cruda durezza della rivoluzione bolscevica, sarà una costante della sua
poetica esistenziale. I suoi dipinti, lontanissimi dai desiderata della classe dirigente, che anelava
solo tematiche esaltanti le conquiste del proletariato, lo costrinsero a rifugiarsi a Parigi, prima di
incorrere in imminenti guai con la giustizia. E’ stata la sua fortuna, che gli permise di infiltrarsi
negli ambienti artistici più vivi del periodo. Si avvicinò al Cubismo, senza però aderirvi
totalmente. Mantenne sempre uno stile autonomo, in cui si riscontrano un simbolismo gioioso,
una traccia astratta mai completa, un desiderio affabulatorio costante. Ha voluto essere il
cantore dell’ebraismo più dolce, con punte (soprattutto negli ultimi anni) di compenetrazione tra
il Vecchio e il Nuovo Testamento (i Vangeli). E’ stato un artista pacifista, anche per quell’ardito
accostamento tra due religioni antagoniste. Ha sempre ricercato la verità umana in forma
favolistica ed utopistica, senza mai sottostare a pregiudizi.
Scopriamo, attraverso gli scritti, il suo pensiero: “L’essenziale è l’arte, la pittura, una pittura del
tutto diversa da quella che fanno tutti. Ma quale? Mi darà Dio, o qualcun altro, la forza per poter
infondere ai quadri il mio respiro, il respiro della preghiera e del dolore, della redenzione e della
rinascita? Credo che il suo desiderio sia stato ampiamente esaudito, anche se la fonte
ispiratrice invocata è stata, probabilmente, quella amalgama di fede e sogni insita nel suo animo
geniale.
Ernst Gombrich ha detto di Chagall: “Scomponendo case, figure, cielo secondo piani geometrici,
crea una sorta di prospettiva arbitraria, uno spazio impossibile…”
Tra la consapevolezza delle sue doti artistiche e una modestia forse un poco forzata, fu lo
stesso artista a definire il prodigio dei suoi lavori: “Se in un mio quadro si scopre un simbolo,
non era mia intenzione rappresentarlo. Esso è il risultato che io non ho cercato. E’ un qualcosa
che si scopre in un secondo tempo e che si può interpretare come si vuole…” Questo concetto,
che è la base della creatività, non è molto amato dagli artisti contemporanei: sovente ci
inondano di inutili e tortuose spiegazioni sui contenuti dei loro lavori.
Tutti i dipinti dovrebbero essere veduti nei musei e nelle mostre temporanee, e non solo nelle
riproduzioni. Le opere di Mark Chagall stupiscono, in modo particolare, chi se le trova di fronte
per la prima volta: è impossibile definire in modo adeguato il magico impasto dei loro colori, con
trasparenze che sembrano nebbie fluorescenti, dalle quali scaturiscono racconti indecifrabili e
stupefacenti.
A Ferrara, Palazzo dei Diamanti – aperta sino all’ 8 febbraio 2026

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