A cura di Ilaria Solazzo
“Scrivo perché respirare non mi basta”: intervista a Marika Campeti, scrittrice dell’anima e delle arti
In un tempo in cui si scrive tanto, ma si sente poco, c’è chi ancora utilizza la scrittura come respiro dell’anima. Marika Campeti è una di queste voci. Scrittrice raffinata, autrice di cinque romanzi e curatrice di due antologie, è anche capo redattrice della prestigiosa rivista Writer Magazine Italia, insieme alla collega Claudia Cocuzza diretta da Franco Forte, nome di punta dell’editoria nazionale e direttore di Giallo Mondadori.
Ma Marika non è solo una scrittrice. È una donna che vive le arti in ogni loro forma. Dalla danza alla moda, dalla musica alla scrittura: per lei non esistono confini netti, solo passaggi fluidi tra un linguaggio e l’altro.
“Scrivo perché respirare non mi basta” – ci racconta – ed è proprio in questa dichiarazione intensa che si racchiude la sua filosofia creativa.
La parola come prima forma d’espressione
Marika Campeti ci accoglie con un sorriso gentile e una voce che vibra di passione. Le chiediamo da dove nasce il suo amore per la scrittura.
“È nata da bambina. Ero molto timida e faticavo a esprimermi a parole, ma avevo un’urgenza interiore fortissima di comunicare. Una maestra speciale si accorse del mio talento e mi incoraggiò a scrivere. È stata una vera svolta. Scrivere è diventato il mio modo per raccontare il mondo”, confessa.
Il passaggio dalla scrittura privata a quella pubblica arriva con la maternità:
“Quando è nato mio figlio ho capito che non volevo più tenere il mio sogno nel cassetto. Volevo dimostrargli che i sogni si coltivano, si proteggono, e poi si realizzano. Così ho deciso di scrivere il mio primo romanzo”.
‘L’ultimo respiro di Mara’: un’anima che sopravvive alla morte
Tra i romanzi che le sono più cari c’è ‘L’ultimo respiro di Mara’ (Bertoni Editore, 2023), una storia intensa e misteriosa che scava nelle profondità dell’animo umano. Ambientato in Umbria, dove l’autrice ha scelto di vivere e scrivere, è un romanzo che fonde la tensione narrativa con una lirica del quotidiano.
“L’Umbria è diventata la mia terra dell’anima. Da Roma ci siamo trasferiti in un casale in mezzo al verde, ed è lì che ho scritto tutti i miei romanzi. Il contatto con la natura, il silenzio, i ritmi lenti: tutto contribuisce a far fluire le parole”, spiega.
Il libro si apre con la morte della giovane Mara. Una scelta narrativa coraggiosa: il lettore sa fin dall’inizio che la protagonista è morta, eppure la sua presenza si fa più viva a ogni pagina.
“Volevo lanciare una sfida narrativa: rendere viva una protagonista che non c’è più. Mara vive attraverso i ricordi, le indagini di Veronica – sua cugina – e soprattutto attraverso un diario”.
Un diario scritto senza filtri, con una narrazione cruda, viscerale.
“Nel diario ho fatto uso della scrittura dei cinque sensi. Volevo che chi legge potesse vedere, toccare, annusare, sentire ogni istante, come se fosse lì accanto ai personaggi”, sottolinea.
Un’arte che danza tra i linguaggi
Per Campeti, la scrittura è tutt’uno con altre forme d’arte.
“Amo scrivere quanto danzare. Le due cose sono collegate da un flusso energetico simile. La danza mi permette di esprimere ciò che non riesco a scrivere, e viceversa”.
La moda è un’altra sua grande passione.
“Le mie nonne erano sarte. Da bambina le osservavo cucire e, in loro onore, ho creato una piccola linea di abiti. Con il mio gruppo di danza creiamo da sole i costumi. L’arte per me è totale, va vissuta a 360 gradi”.
Non a caso, è stata ospite anche in TV da Paola Saluzzi per raccontare la storia simbolica di una macchina da cucire ereditata dalla nonna: un oggetto che diventa ponte tra passato, presente e creatività.
Moda e Umbria: due mondi che dialogano.
Monica Bellucci, diva mondiale del cinema, è partita proprio dall’Umbria – tua stessa terra d’adozione – per iniziare con la moda e poi approdare ad altri linguaggi artistici. Quanto ti ispira questa traiettoria?
“Monica Bellucci rappresenta l’eleganza silenziosa dell’Umbria, capace di arrivare nel mondo senza mai perdere le radici. Il suo percorso è la dimostrazione che la moda può essere il primo passo per affermare una sensibilità artistica profonda. Indossare creazioni dei grandi stilisti italiani significa interpretare un’estetica, ma anche un messaggio. Questo per me vale anche nella scrittura: il linguaggio non è mai solo forma, ma contenuto emotivo e identitario”.
Hai mai pensato di collaborare con realtà del territorio legate alla moda, come il celebre imprenditore umbro Brunello Cucinelli, simbolo di un’eleganza etica e consapevole?
“Cucinelli è un esempio altissimo di come la bellezza e il rispetto possano coesistere in un progetto imprenditoriale. Il suo modo di intendere la moda – sobria, raffinata, legata alla persona – è vicino alla mia visione dell’arte: mai urlata, sempre profonda. Sarebbe un sogno collaborare ad un progetto che unisca moda, scrittura e territorio, creando un racconto che attraversi l’Umbria attraverso tessuti, parole e memoria”.
‘La notte della menta’: il thriller che frantuma le certezze
Nel 2024, Marika Campeti ha pubblicato ‘La notte della menta’ (Sette Chiavi Editore), un thriller psicologico in cui la protagonista, Laura, si risveglia ferita in una scarpata, senza memoria. Da quel momento inizia un’indagine interiore fatta di frammenti e paure.
“È una storia dove realtà e finzione si intrecciano, dove nulla è come sembra. Amo scrivere di personaggi che affrontano il lato oscuro di sé, che devono ricostruire la propria identità pezzo dopo pezzo”, spiega.
Il romanzo è stato apprezzato per lo stile evocativo e per il coraggio di trattare temi delicati con autenticità.
L’internodo: metafora della sua scrittura
Un concetto che ricorre spesso nei suoi libri è quello dell’internodo, lo spazio tra due nodi.
“Gli internodi sono i luoghi in cui accade tutto. È lì che si sviluppano i personaggi, che esplodono i conflitti interiori, che si annodano e si sciolgono le storie”, ci racconta.
In ‘L’ultimo respiro di Mara’, questi spazi diventano anche luoghi fisici, simbolici e letterari. Veronica, la protagonista, torna nella vecchia cascina della Civetta, dove tutto è cominciato e dove forse tutto potrà chiudersi.
Un messaggio per chi scrive (e legge)…
Cosa diresti a chi ha un sogno creativo ancora chiuso in un cassetto?
“Coltivatelo. Senza aspettare che tutto sia perfetto. I sogni non devono restare sospesi. Vanno amati, curati, messi alla prova. E poi condivisi”.

Ci sono incontri che non si dimenticano. Non per la luce che emanano, ma per l’ombra che riescono ad accogliere. Marika Campeti è una di quelle persone che non si limitano a raccontare storie: le attraversano. E, nel farlo, ci portano con loro.
C’è in lei una forma di urgenza narrativa che non è strategia editoriale, ma bisogno esistenziale. Quando dice “Scrivo perché respirare non mi basta”, non è una frase d’effetto: è una dichiarazione di identità.
Quello che colpisce maggiormente è il modo in cui riesce a intrecciare le arti nella sua vita: non come attività parallele, ma come estensioni di uno stesso respiro creativo. Danza, moda, musica, letteratura: ogni linguaggio è un gesto del corpo e dell’anima.
Marika non vive la scrittura da intellettuale, ma da artista totale. Nei suoi romanzi non c’è solo trama: c’è verità, dolore, memoria, rinascita, speranza. E c’è soprattutto una coerenza rara: quella tra la sua vita e la sua arte.
Intervistare Marika Campeti significa entrare in una casa con molte stanze. Alcune luminose, altre chiuse da tempo. Ma in ogni stanza c’è una finestra aperta sulla bellezza. Ed è questa, forse, la sua forza più autentica: insegnarci che anche nei luoghi più bui possiamo imparare a respirare, se abbiamo il coraggio – o l’urgenza – di scrivere.
E lei lo fa. Senza filtri, senza armature.
Solo con parole vere.

DUE DEI LIBRI DI MARIKA CAMPETI
L’ultimo respiro di Mara – Bertoni Editore – ISBN 108855356240 – €19 – 310 pagine
La notte della menta – Sette Chiavi Editore – ISBN 9791280947178 – €9,90 – 94 pagine
Disponibili su Amazon e nei migliori store online.