A cura di Ilaria Solazzo
Marco Battistelli: L’Artista Completo che Dona alla Sua Umbria l’Arte di Viverla
Nella sua terra d’origine, l’Umbria, Marco Battistelli è una figura poliedrica che, dopo aver ricoperto il ruolo di medico, ha deciso di fare il grande salto nel mondo delle arti: come attore, ma pure in altre forme di espressione. Con una passione travolgente e una dedizione ineguagliabile, Battistelli si è distinto non solo per la sua capacità di interpretare i personaggi più complessi, ma anche per la sua capacità di restituire a questa terra la sua arte in maniera disinteressata e pura.
Un Cammino e una Formazione Solida
La sua carriera artistica ha radici solide, fondate su un amore profondo per la cultura classica, il teatro e la musica. Marco Battistelli ha studiato al Conservatorio di Terni, acquisendo una preparazione che gli ha permesso di coltivare il suo talento per la musica, ma anche di sviluppare una sensibilità particolare per la recitazione. La sua passione per l’Antica Grecia, per le tragedie classiche, e soprattutto per la figura di Luigi Pirandello – l’autore che più di tutti ha segnato la sua visione dell’arte teatrale – emerge chiaramente nel suo lavoro. Un percorso che si intreccia con la cultura e la filosofia, dove ogni personaggio che interpreta diventa un riflesso della sua profonda riflessione sulla condizione umana.
Un Uomo di Famiglia, ma anche un Artista Libero
Marco Battistelli è un uomo che ha costruito la sua vita su basi solide. È padre di due figlie e nonno di cinque nipoti, e il suo legame con la famiglia è il fondamento della sua stabilità emotiva. Ha accanto una donna straordinaria che ama molto e che lo sostiene in ogni scelta. Tuttavia, nonostante questi affetti consolidati, Battistelli non si è mai accontentato della quotidiana “normalità”, scegliendo di vivere l’arte con un’intensità che va ben oltre la semplice professione. Il suo amore per la bellezza, il teatro e la musica è una scelta di vita. Il fatto poi che finanzi da solo gli spettacoli da lui offerti alla sua città è un atto d’amore verso la terra d’origine e il pubblico che segue ogni sua messa in scena.
Il suo approccio all’arte è intriso di passione e ricerca. Marco non si limita mai a un ruolo, ma si fa esploratore di nuove possibilità. Non si accontenta di imparare una volta, ma ogni giorno continua a studiare, a cercare, a sperimentare.
Il Teatro Come Esperienza Totale: “Il Berretto a Sonagli”
Marco Battistelli non è solo un attore, ma un interprete completo dei testi che porta in scena. Il suo prossimo progetto, “Il Berretto a Sonagli” di Pirandello, sarà un’occasione per immergersi in un’opera che, purtroppo, sembra risuonare troppo forte anche nel contesto odierno. Un testo amarissimo, che mette in luce una società marcia, avvolta dalla menzogna e dalla falsità. Marco non si limita a interpretare il personaggio, ma si appropria della trama e della riflessione sociale trasformando i sentimenti di mediocrità e ipocrisia che permeano la storia. “Entrando in scena, inizio a vivere solo il personaggio. Scompare la persona, l’attore. È come se, in quel momento, tutto il resto non esistesse più”, confessa.
Questa immersione totale nel personaggio non è solo una questione tecnica: è un atto di condivisione emotiva. L’attore, attraverso il suo corpo e la sua voce, rende il dramma pirandelliano un’esperienza collettiva, una riflessione universale sulla condizione umana.
Il Viaggio Musicale: Il Violino di Marco

Non è solo il teatro a essere al centro del mondo di Marco Battistelli. Con il suo violino, che suona in spettacoli creati da lui stesso, l’artista regala momenti musicali di straordinaria intensità, combinando la sua abilità musicale con quella teatrale. Il violino diventa il suo strumento prediletto per “dare nuovi arcobaleni ai giorni”, per trasformare ogni performance in un’esperienza unica e irripetibile. Come nel teatro, anche nella musica Marco non si accontenta: ogni nota, ogni melodia deve risuonare con passione, senza compromessi.
Un Uomo di Principi, che Rifiuta la Meschinità
In un mondo dove l’apparenza sembra prevalere su ogni altra cosa, Marco Battistelli non ha paura di esprimere la sua avversione per ciò che considera la menzogna, l’ipocrisia e la meschinità. Questi valori, lontani dalla sua etica artistica, sono i nemici giurati che combatte attraverso ogni sua creazione. Il suo teatro è un invito a riflettere, a essere onesti con se stessi e con gli altri, a sconfiggere le menzogne che spesso ci condizionano.
Una Vita Interamente Dedicata all’Arte e alla Comunità
Con ogni sua azione, Marco Battistelli dimostra di non essere solo un artista, ma un uomo che crede profondamente nella sua missione. Donare la sua arte alla città che lo ha visto crescere (lasciandosi ispirare dal Maestro Giacomo Puccini), donare un pezzo della sua anima per ogni spettacolo, è il suo modo di restituire quanto ha ricevuto. In una società dove l’individualismo e l’interesse personale sembrano dominare, la sua scelta di autofinanziarsi per regalare emozioni e riflessioni al pubblico locale è un atto di generosità rara.
In un mondo che troppo spesso si accontenta di facili soddisfazioni, Marco Battistelli è una testimonianza viva di come la dedizione, la passione e l’autenticità possano ancora fare la differenza. Un artista completo, un uomo che non ha paura di essere se stesso e che, giorno dopo giorno, regala alla sua Umbria la bellezza che ha dentro di sé.
Con il suo teatro, la sua musica e la sua visione, Marco Battistelli è e rimarrà un esempio di come l’arte possa essere una via per cambiare il mondo, una performance alla volta.
Intervista con Marco Battistelli: L’Arte come Missione e Passione
Buongiorno, Marco, è un piacere avere l’opportunità di parlare con Lei. La Sua carriera artistica è davvero affascinante e poliedrica. Partiamo dal principio: come è nata la Sua passione per il teatro e la musica?
Buongiorno a Lei, è un piacere anche per me. La passione per il teatro e la musica è qualcosa che mi accompagna da sempre. Ho studiato al Conservatorio di Terni, e lì è nata una connessione profonda con la musica. Però, fin da giovane, ero attratto dal teatro, soprattutto da quello classico. Ho sempre trovato una grande ispirazione nell’Antica Grecia, nelle tragedie e, più recentemente, nella grandezza di autori come Luigi Pirandello. Il mio amore per l’arte è cresciuto nel tempo, ed è stato un processo naturale quello di voler fare della mia passione una missione.
Da medico ad artista: una transizione davvero interessante. Come ha vissuto questo cambiamento nella Sua vita?
La mia carriera medica è stata una parte importante della mia vita, eppure ho sempre sentito che la mia vera vocazione fosse nell’arte. Non c’è mai stato un “abbandono” radicale, ma un’evoluzione che mi ha portato ad esplorare nuovi orizzonti. La medicina mi ha insegnato l’importanza dell’ascolto, della cura, ma il teatro mi ha permesso di esplorare l’animo umano in maniera ancora più profonda. Non è stato un cambiamento drammatico, ma piuttosto una nuova dimensione della mia vita.
Ha parlato della Sua passione per Pirandello e per la filosofia classica. Come queste influenze si riflettono nelle Sue performance?
Pirandello, in particolare, è stato un punto di riferimento fondamentale per me. La sua riflessione sulla “maschera” e sull’identità è qualcosa che porto sempre con me quando salgo sul palco. Mi piace esplorare il conflitto tra l’apparenza e la realtà, proprio come faceva lui. L’idea che la verità sia spesso sfuggente, che ciò che vediamo non corrisponda sempre alla realtà, è un tema che mi affascina. Mi ritengo un “classicista” nel cuore: amo l’idea che, come in Antico Egitto o in Grecia, le grandi domande della vita siano universali e senza tempo. Questi concetti si intrecciano nelle mie performance, dove cerco di immergermi totalmente nel personaggio e nelle sue contraddizioni.
Il Suo prossimo progetto, “Il Berretto a Sonagli” di Pirandello, è uno spettacolo particolarmente amaro, che denuncia la falsità e la menzogna nella società. Come si prepara per interpretare un testo tanto intenso?
“Il Berretto a Sonagli” è un testo che mette a nudo la corruzione morale e le contraddizioni della nostra società, e interpretarlo è una sfida non solo tecnica, ma soprattutto emotiva. Mi preparo cercando di entrare nella psicologia dei personaggi, e per fare questo è necessario un lavoro di introspezione molto profondo. Quando sono sul palco è come se assorbissi tutto ciò che il testo mi dà: la mediocrità, la falsità, la sofferenza. Ma è un’esperienza che va oltre la semplice interpretazione, perché sono completamente immerso nel personaggio. In quel momento l’attore scompare, e lascio che sia il personaggio a vivere.
Lei ha dichiarato che “i personaggi sono i miei e così la regia”. Cosa intende con questa affermazione?
Per me il teatro è una forma di espressione totale. Quando interpreto un personaggio mi sento in totale sintonia con lui, come se fosse una parte di me. Ma la regia non è solo una questione di direzione artistica: è un atto creativo che coinvolge il corpo, la mente e l’anima. Io sono l’autore della mia interpretazione e il regista della mia performance. Non voglio mai limitarmi o fermarmi alla superficie, ma cerco di entrare nel profondo, di esplorare ogni sfumatura del personaggio e di trasmetterla al pubblico. Ogni volta che sono sul palco è un gioco al massacro che mi esalta, mi inorgoglisce, perché sono solo io e il pubblico, in un’unica esperienza condivisa.
Il Suo approccio all’arte sembra davvero totalizzante. Le dà più soddisfazione la recitazione o la musica?
Sono due mondi che si intrecciano continuamente. La musica, in particolare il violino, è uno strumento che mi permette di esplorare un altro lato dell’arte, quello più emotivo e delicato. Ogni nota è una storia, ogni melodia è un viaggio. Quando creo spettacoli che combinano musica e teatro cerco di portare lo spettatore in un’esperienza sensoriale completa, dove il suono e la parola si fondono in un’unica espressione artistica. La recitazione, però, rimane il mio primo amore, perché il palcoscenico è il luogo cui sento di appartenere veramente. Ogni personaggio è un mondo a sé, e il mio compito è farlo vivere intensamente.
Lei ha anche dichiarato di non sopportare la meschinità, la menzogna e l’ipocrisia. Come questi valori si riflettono nella Sua arte?
Credo che l’arte non debba mai essere ipocrita. La verità, anche se dolorosa, è ciò che alla fine rimane. Nella mia carriera ho sempre cercato di rappresentare personaggi che siano sinceri nelle loro debolezze e nelle loro contraddizioni. La meschinità, la menzogna e l’ipocrisia sono temi che trovo presenti in molte delle opere che porto in scena, come nel caso di “Il Berretto a Sonagli”. Quando un personaggio è prigioniero della menzogna è come se fosse in una gabbia, e questo è qualcosa che mi colpisce profondamente. La mia arte è un modo per smascherare queste dinamiche, per portare alla luce la verità.
Marco, come si vede in futuro? Continuerà a dare alla Sua Umbria la Sua arte?
Sì, assolutamente. La mia città è un posto che mi ha dato tanto, e io sento il bisogno di restituirle qualcosa. Non lo faccio per il riconoscimento, ma per il piacere di condividere la bellezza dell’arte con chi mi sta intorno. Ogni spettacolo che realizzo è un dono che faccio alla mia comunità, e mi piace pensare che, attraverso il mio lavoro, posso ispirare gli altri a cercare la bellezza e la verità nelle loro vite. Continuare su questa strada è la mia vocazione, ed è ciò che mi dà ogni giorno la motivazione per fare meglio.
La Sua dedizione all’arte e alla comunità è davvero ammirevole. La ringrazio per questa intervista, Marco, e Le auguro tanti successi nei Suoi progetti futuri.
Grazie a Lei. È stato un piacere parlare di ciò che amo e che cerco di condividere con gli altri. L’arte è un viaggio continuo, e io sono felice di percorrerlo ogni giorno.

In un mondo che spesso sembra cercare scorciatoie e apparenze, Marco Battistelli è un faro di autenticità e passione. La sua arte, che non conosce compromessi, si fonde con la sua vita, creando un legame profondo con il pubblico e con la sua amata Umbria. Non è solo un attore, ma un uomo che vive per e attraverso la bellezza, senza paura di esplorare la verità, anche quella più dolorosa. In ogni sua interpretazione, in ogni nota suonata, si sente il respiro di un artista che non si accontenta mai, che cerca costantemente di andare oltre, di affermare il valore della cultura e della sincerità. È raro trovare oggi una persona che abbracci con tanta dedizione la propria missione artistica e, allo stesso tempo, resti così radicata nella comunità che lo ha visto crescere. Marco Battistelli non è solo un attore, è un testimone di ciò che l’arte può e deve essere: un mezzo per guardare più in profondità, per risvegliare emozioni, per affrontare la verità senza paura.

Con lui il palco diventa un luogo dove la riflessione si mescola alla bellezza, e dove ogni spettatore, senza saperlo, è invitato a fare un passo in più verso se stesso. E questo è, senza dubbio, uno dei doni più preziosi che un artista possa fare.

