Le mura cittadine, tanto importanti nel passato e quasi inutili nel presente, erano il più antico
bisogno di una comunità per proteggere se stessi, i propri cari e i loro beni. Quel modello
primordiale, evolverà nel medioevo con la costruzione di imponenti castelli, fortezze e città
abbarbicate sui monti, da cui poter individuare il nemico con più facilità. Epiche ed impenetrabili
le mitiche mura di Troia, violate solo dall’ingegno dello scaltro Ulisse mediante il perfido dono di
un cavallo di legno (ripieno di soldati achei).



La fiera popolazione dei Messapi, abitanti dell’attuale Puglia, era probabilmente di origine greca
(si ipotizza cretese). Si insediarono nel territorio che corrisponde all’attuale Salento e
utilizzavano un idioma assorbito e parlato anche da altre tribù limitrofe. Di indole non
prevaricatrice, i Messapi furono oggetto di incursioni violente da parte dei Cartaginesi di
Annibale, che tuttavia faticarono molto per poterli sottomettere e, in seguito, da parte dei
Romani che trovarono non pochi ostacoli anch’essi prima che si arrendessero.

Per cercare di difendere la loro città, Manduria, gli antichi abitanti costruirono ben tre cinte
murarie, che ancora sono visibili e visitabili. Esse costituiscono l’elemento fondamentale del
Parco Archeologico delle Mura Messapiche. Per la loro particolarità e la sostanziale integrità,
sono meta di un notevole flusso turistico. La vasta area (150 000 mq) è stata restituita
recentemente ai visitatori dopo un lunghissimo e difficoltoso restauro. Alla notte, grazie ad un
moderno sistema di illuminazione, l’antica Manduria assume sembianze molto suggestive.
Le cerchie murarie, costituiscono il fulcro fondamentale dell’immenso museo all’aperto.
Separate da fossati ed edificate con l’utilizzo della pietra locale, costituivano un imponente
sistema di difesa. L’ultima, la più esterna, fu edificata nel terzo secolo a.C. ed è imponente, con
un’altezza ed uno spessore di cinque metri. Con un perimetro di 3.382 metri e un diametro di
1290 metri è anche quella meglio conservata. All’interno di quel solido sistema protettivo, una
necropoli di ben 1200 tombe. In alcuni di quei sepolcri, sono stati ritrovati corredi funebri e alle
pareti anche tracce di affreschi.
Molto famoso è il “Fonte Pliniano”, uno dei simboli più importanti della città, che appare anche
nello stemma comunale. E’ un pozzo all’interno di una grotta di 8 metri di larghezza. Per
raggiungerlo, bisogna scendere 18 gradini scavati nella roccia. Sulla volta della grotta c’è un
lucernaio quadrato. Dal pozzo sgorga acqua da una falda sotterranea. Nell’antichità era un
luogo di culto.
Notevole anche la Chiesa di San Pietro: la cripta bizantina fu ricavata da una tomba messapica.
Nella parte superiore, in epoca medievale fu costruita, probabilmente in stile preromanico, una
piccola chiesa che fu poi abbandonata. Nel 1700 fu restaurata e modificata. Alle pareti e nella
cripta, sono visibili resti di affreschi (probabilmente bizantini) in larga parte rimaneggiati durante
la ristrutturazione.
Parco Archeologico delle Mura messapiche – Manduria (Taranto)