scrittore Giuseppe Bresciani e il suo ultimo romanzo
“L’uomo che pesò l’eternità” (Altrevoci).

Giuseppe ha esordito nel 2011 con “L’inferno chiamato
Afghanistan”, il racconto del suo soggiorno come osservatore nel
paese dei talebani.
Nel 2013 pubblica “Il cantico del pesce persico”, nel 2018 il
romanzo sul crepuscolo di Leonardo da Vinci in Francia “Le
infinite ragioni” (Albeggi), nel 2021 il romanzo storico “Il cavaliere
del fiordo” (Leone)
con cui ha vinto il premio “Scrittori con gusto” assegnato
dall’Accademia Res Aulica di Bologna.
È il Natale del 1940 e la neve scende copiosa su Roma. Un uomo anziano si aggira
solitario sul Pincio, in attesa di qualcuno che tarda ad arrivare. Per ingannare la noia
o forse sgravarsi di un segreto, si rivolge a un uditorio muto. Seduto su una
panchina, incurante del maltempo e del gelo, inizia a raccontare alle statue del
parco i fatti incredibili della sua vita, segnata dall’avventura e dai prodigi. Si snoda
una vicenda straordinaria fin dal giorno in cui venne al mondo, nel 1694. L’uomo,
infatti, ha 246 anni, un’età inverosimile raggiunta grazie al fatto che ha saputo
arrestare il proprio invecchiamento. Confessa di avere “navigato per tre secoli sulle
acque impetuose della storia”. È riuscito in questa impresa non grazie a un dono
sovrannaturale ma alla ricerca, coronata dal successo, della pietra filosofale e
dell’elisir di lunga vita. Leopoldo Giorgio – questo è il suo nome – è figlio di una
principessa tedesca sposata con un Medici e di un nobile ungherese. Istruito dal suo
precettore alla ricerca della verità e votato all’alchimia, compie un cammino che lo
porta a viaggiare per il mondo e maturare esperienze propedeutiche alla conquista
dell’immortalità. Rientrato dall’Oriente con facoltà non comuni, inizia a esercitare il
suo carisma su uomini e donne, ergendosi a protagonista o testimone fattivo di
importanti eventi storici e sociali. Sceglie di chiamarsi “Conte di Saint Germain”,
benché nel corso degli anni adotterà svariati pseudonimi, e diventa l’attrazione delle
corti europee che seduce con la sua cultura, i suoi trucchi, il suo portentoso talento.
Nel 1784, finge di morire per trasformarsi in una leggenda. Affronta così la seconda
parte della sua esistenza, misurandosi con le grandi rivoluzioni (francese, industriale
e russa), il nuovo mondo e le sue frontiere inesplorate, le guerre, il progresso
scientifico, la Belle époque, l’amore. Ed è proprio l’amore per una donna a renderlo
fragile e insieme cinico. In verità, egli ama l’eterno femminino, incarnato non
soltanto dalla sua Ortensia ma delle di lei figlia e nipote. Ama tre generazioni con la
medesima intensità e molte altre donne anonime o famose. È l’amore, più che
l’elisir di lunga vita, ad alimentare la sua vitalità, la sua eterna giovinezza. Nel
ripercorrere figure e avvenimenti storici che scandiscono il cursus di un’anima
famelica e nello stesso tempo l’iter del consorzio umano, l’uomo che pesò l’eternità
accompagna il lettore su un ideale tapis roulant da cui non vorremmo mai scendere.
Ma è giocoforza farlo. Ha smesso di nevicare ed è sceso il buio su Roma. La persona
che il conte ha atteso a lungo non è arrivata: è tempo di chiedersi se sia preferibile
continuare a vivere o concedersi al sonno che solve et coagula.