Ancora una volta Antonella Pagano, con SULTANCECE, rende omaggio alla speciale architettura culturale, concettualmente e lessicalmente tutta sua, che ha chiamato: La Poesia dei Territori fisici e dell’anima che, dichiara, di coltivare da sempre alacremente.

Questa volta è toccato al Montefeltro, territorio del quale ha cantato, poeticamente e in musica, da vivace sostenitrice e cultrice della parola scritta-letta e cantata, la storia, la geografia, il medioevo con le famiglie della storia e le storie del popolo, dei monaci, delle bellezze architettoniche e naturalistiche, della sacralità delle identità dei popoli del Mediterraneo, e finanche dei funghi che in Montefeltro crescono in mille specie talché si celebra la fiera micologica più grande d’Europa – ove lei è stata chiamata quale madrina e dove ha ideato e vestito gli abiti della Menestrella. Protagonista della narrazione è il Cece Sultano che del Mediterraneo è altro simbolo, poiché dall’Iraq andrà in Egitto e di là in Italia. Di Pace e di guerre, di popoli montani e di valli più fertili, di santi e feste di Palazzo, il libro è fornito di QR Code sicché, oltre il cartaceo offre il teatro a domicilio che vuole essere attenzione ai non vedenti, alle solitudini contemporanee e a tutto quanto è in linea con la missione dell’UNESCO verso il valore universale dei beni culturali e naturali, testimonianze fondamentali dell’identità e della storia dei popoli.

L’opera è scritta e interpretata in prosa poetica che, nella conversazione tra autrice ed editrice, viene accuratamente analizzata. L’illustrazione è ulteriore peculiarità: Sultancece è antropomorfizzato nei diversi ruoli, da Sultano a regale ospite, a medico, guerriero, magistrato, latin lover e quindi cuoco; in quest’ultima veste porgerà tre originalissime ricette, ovviamente con protagonisti i ceci. Libro godibile, è sicuramente anche un’accattivante nuova forma per studiare la storia, l’economia, la sociologia, la bellezza e le bellezze della nostra meravigliosa e sorprendente penisola.

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