Oggi, allo Euromediterranean Water Forum, l’ho ribadito una convinzione precisa: davanti agli effetti del cambiamento climatico non possiamo limitarci a intervenire dopo il danno.

Dobbiamo investire nella prevenzione, nella sicurezza del territorio e nella capacità della nostra città di adattarsi. In questo senso Roma Capitale ha già approvato la sua prima Strategia di adattamento climatico e l’Assemblea Capitolina ha scelto di rafforzare le politiche per la resilienza idrica, l’adattamento climatico e la tutela ambientale, fino all’obiettivo di candidare Roma come Capitale dell’acqua.

Un impegno che si traduce anche in opere concrete. Ultima, la cassa di espansione del Canale Palocco, a Madonnetta: un investimento da 34,43 milioni di euro, con una capacità di circa 277 mila metri cubi, per ridurre il rischio di allagamenti e trattenere temporaneamente l’acqua durante le piene. E quando non sarà utilizzata per la sua funzione idraulica, l’area potrà essere vissuta come parco pubblico.

È questo il senso dell’adattamento climatico: più sicurezza e, allo stesso tempo, più qualità urbana.
Ma l’acqua non conosce confini amministrativi. Per questo servono collaborazione, condivisione di dati e competenze e una rete tra istituzioni e territori.

Prendersi cura dell’acqua significa prendersi cura di Roma, delle nostre comunità e delle generazioni future.

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