BIENALSUR
presenta

Opening Congiunto: 12 novembre ore 18.00
Invocazioni. La mia mortalità dovrebbe commuoverti

Ambasciata di Spagna in Italia

Florencia Caiazza (ARG), Jon Cazenave (ESP), Caterina Morigi (ITA), Juan Gugger (ARG),
Veronica Bisesti (ITA), Matteo Guidi e Giuliana Racco (ITA/CAN), Jorge Yeregui (ESP),
Karina Aguilera Skvirsky (USA/ECU), alfonso borragán (ESP), Valentina Furian (ITA),

Estefanía Landesmann (ARG), Itziar Okariz (ESP)
a cura di BIENALSUR, Benedetta Casini (ITA)
dal 13 novembre al 23 gennaio 2026
Invocazioni. Ecologie di contatto

Ambasciata del Brasile a Roma – Galleria Candido Portinari

Pamela Diamante (ITA), Ettore Favini (ITA), Lia Chaia (BRA), Claudia Andujar (BRA), Paulo

Nazareth (BRA), Maria Thereza Alves (BRA)
a cura di BIENALSUR, Benedetta Casini (ITA)
dal 13 novembre al 12 dicembre
Invocazioni.
Chiara Bettazzi: oggetti d’incontro
Matias Ercole: hanno visto il sole cadere
Museo di Roma a Palazzo Braschi

a cura di BIENALSUR, Benedetta Casini (ITA) e Diana Wechsler (ARG)

dal 13 novembre al 14 dicembre
Opening: 13 novembre ore 18:30
Invocazioni. Un suono in fondo all’orecchio
Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone – Roma

ARTISTI: Marc Vilanova (ESP), Lihuel Gonzalez (ARG), Jacopo Mazzonelli (ITA), Friedrich

Andreoni (ITA/DEU), Giorgia Errera (ITA), Andreas Zampella (ITA)
a cura di BIENALSUR, Benedetta Casini (ITA)

14 novembre – 6 gennaio

Mercoledì 12 novembre BIENALSUR arriva a Roma inaugurando in contemporanea le
mostre presso l’Ambasciata di Spagna in Italia, l’ Ambasciata del Brasile a Roma, il
Museo di Roma a Palazzo Braschi, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla
Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali; mentre Giovedì 13 inaugura
l’ultima mostra romana all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone. Dopo Napoli
e Milano BIENALSUR arriva a Roma con il progetto curatoriale diffuso Invocazioni,
sviluppato da Benedetta Casini e il cui primo appuntamento ha aperto al pubblico a Milano
il 22 ottobre, presso la Fabbrica del Vapore.

Il termine “Invocazioni” che dà il titolo all’intero progetto è tratto dal testo della conferenza La
Cultura y el Alma Animal, presentata da James Hillman nel 1994 a Caracas (Venezuela), in
cui lo psicoanalista descrive l’invocazione come un richiamo a spiriti invisibili, un’offerta o
una propiziazione che implica un decentramento del soggetto umano, suggerisce la
necessità di appellarsi agli altri abitanti del mondo sfuggendo alle logiche antropocentriche,
e incoraggia uno sguardo laterale “verso le ali (i fianchi), in un gesto anti-moderno che
ignora l’ego, l’eroe, le intenzioni e la biografia della persona”.
Nel segno delle tematiche globali di BIENALSUR, le 5 mostre riunite sotto il titolo Invocazioni
costituiscono le tappe di un unico percorso concettuale che analizza la relazione tra il corpo
umano e i corpi non umani del mondo che abitiamo: di volta in volta gli animali, il paesaggio
naturale, l’elemento vegetale, le pietre, come archivio di un tempo millenario. I lavori esposti
mettono in discussione la separazione dicotomica fra soggetto e oggetto, in direzione di quel
prospettivismo di ispirazione amerindia teorizzato dall’antropologo brasiliano Eduardo
Viveiros de Castro, sorprendentemente affine al concetto di Anima Mundi ripreso da
James Hillman nel tentativo di ripensare l’approccio psicoanalitico occidentale. Entrambi i
pensatori criticano l’approccio della metafisica occidentale per cui “conoscere” vuol dire de-
soggettivare l’altro, ridurlo a “oggetto”, azzerandone l’intenzionalità: in questo processo di
analisi, basato sulla pretesa di conoscenza assoluta, l’uomo ha ritirato l’anima dal mondo.
Secondo l’approccio occidentale “conoscere è dis-animare [ritirare l’anima], sottrarre la
soggettività dal mondo”, dice Viveiros de Castro.
Al contrario, per gli sciamani delle Americhe conoscere implica attribuire a ciò che si cerca di
comprendere il massimo dell’intenzionalità, “determinare l’oggetto della conoscenza come
soggetto”. Il mondo è infatti considerato come un luogo abitato da esseri animati (umani,
animali, spiriti, oggetti, organismi naturali) dotati di prospettive e identità multiple che si
intrecciano e si modificano a seconda dei punti di vista. Non esiste dunque una verità
interpretativa a cui afferrarsi, un’oggettività funzionale a riaffermare le convinzioni identitarie
del soggetto umano, ma un flusso di relazioni in divenire.
Nelle pieghe dei diversi progetti espositivi si legge proprio questa urgenza di soggettivare il
mondo, conferendo dignità significante ad esseri animati e inanimati, organismi con cui gli
artisti selezionati propongono ibridazioni virtuose e dialoghi inaspettati, in uno spostamento
dello sguardo antropocentrico e un’apertura alla possibilità di un pensiero non umano,
ricettivo agli insegnamenti della natura e disposto a leggere la complessità del mondo
attraverso un approccio sensoriale, fisico, mai meramente strumentale.
Come racconta la curatrice Benedetta Casini: «Le mostre che fanno parte del progetto
espositivo diffuso Invocazioni mettono a confronto artisti latinoamericani e europei, con
l’intenzione di segnalare un comune atteggiamento, una comune ricerca di contatto
epidermico e di scambio con le soggettività non umane con cui co-abitiamo il mondo. La
declinazione tematica nelle singole sedi espositive – il rapporto con le pietre, la vegetazione,
il paesaggio inteso come una serie di elementi naturali – non esclude rimandi incrociati che
uniscono e mettono in dialogo fra loro le diverse mostre. Per citare un caso puntuale, la
pratica geofagica ritorna come strategia di fusione con l’alterità non biologica: se in mostra
all’Ambasciata di Spagna alfonso borragán (ESP) presenta il risultato di un progetto
comunitario di ingestione di pietre, in cui l’ibridazione fra soggetto litico e soggetto umano è
letterale e prende la forma dell’incorporazione dell’uno nell’altro, presso l’ambasciata del
Brasile è Lia Chaia (BRA) a masticare pazientemente e ingerire una dietro l’altra immagini
di paesaggi naturali e urbani, riflettendo sull’estetizzazione e l’esotizzazione dell’identità
brasiliana, mentre con le sue Mangiatrici di terra Pamela Diamante (ITA) sviscera le varie
accezioni del concetto di ‘terrone’».
Invocazioni: il progetto espositivo di BIENALSUR arriva a Roma
«L’arrivo di BIENALSUR a Roma – prosegue la direttrice artistica Diana Wechsler – dopo le

inaugurazioni di Napoli e a Milano, è un passo importante verso la costruzione di un
rapporto a lungo termine con la città, che si configura come interlocutore fondamentale per
un progetto culturale globale e diffuso. Come dimostrato anche in questa occasione,
BIENALSUR dialoga e progetta insieme ad attori attivi sul territorio inserendoli in un discorso
transnazionale e mettendoli in connessione con il panorama internazionale dell’arte
contemporanea».
Il progetto espositivo presso la nuova sede dell’Ambasciata di Spagna in Italia mette in
dialogo tra loro una selezione di artisti che si relazionano con la materialità della pietra:
Florencia Caiazza (ARG), Jon Cazenave (ESP), Caterina Morigi (ITA), Juan Gugger
(ARG), Veronica Bisesti (ITA), Matteo Guidi e Giuliana Racco (ITA/CAN), Jorge Yeregui
(ESP), Karina Aguilera Skvirsky (USA/ECU), alfonso borragán (ESP), Valentina Furian
(ITA), Estefanía Landesmann (ARG), Itziar Okariz (ESP).
Il titolo della mostra, Invocazioni. La mia mortalità dovrebbe commuoverti a cura di
Benedetta Casini, è tratto dalla poesia “Conversazione con una pietra” di Wisława
Szymborska in cui la poetessa polacca si immagina di stabilire un dialogo con il soggetto
litico. Nel corso della conversazione emergono le inevitabili distanze fra i due corpi, quello
umano della poetessa e quello minerale della pietra, con le loro relative temporalità.
Utilizzata sin dall’antichità per riprodurre fedelmente la figura umana e proiettarla nel tempo,
oltre la vita del soggetto ritratto, la pietra si configura da un lato come elemento
antropomorfo, plasmato dall’uomo a sua immagine e somiglianza, su cui convergono
fantasie di animazione e vita. D’altro canto la sua temporalità dichiara la magnificenza di una
natura che supera ogni misura umana, portatrice di una visione millenaria. La necessità di
entrare in relazione con l’elemento minerale è espressa tramite conversazioni immaginarie e
ibridazioni corporee che ridefiniscono i confini tra soggetto e oggetto, tra materia biologica e
non biologica. In occasione della mostra le vetrate della sede espositiva, affacciate sulla
Fontana del Moro in Piazza Navona, si trasformano in piattaforme di pensiero permeabili,
dove la riflessione sul desiderio di trascendere il proprio tempo dialoga con uno degli scenari
più rappresentativi del Barocco Romano.
In linea con l’idea di decentramento che ricorre nell’intero progetto curatoriale, l’esposizione
Invocazioni. Ecologie di contatto presso l’Ambasciata del Brasile – Galleria Candido
Portinari di Roma propone una serie di lavori che indagano criticamente territori e geografie
specifiche, considerati corpi vivi, capaci di intervenire nella costruzione identitaria del
soggetto umano. Visioni sul territorio brasiliano, messe a fuoco da artisti che si sono
affermati internazionalmente proprio in virtù della loro ricerca sul tema dell’identità come Lia
Chaia (BRA), Paulo Nazareth (BRA) e Claudia Andujar (BRA), si intrecciano con lavori di
artisti come Maria Thereza Alves (BRA), Pamela Diamante (ITA) ed Ettore Favini (ITA)
che riflettono sulla specificità della geografia italiana. Il paesaggio è invocato tramite
riferimenti simbolici – la silhouette del fiume Tevere, foglie tropicali provenienti dalla foresta
brasiliana, frese agricole utilizzate per lavorare la terra nel sud Italia – in un’approssimazione
corporea al concetto di luogo. Il corpo diventa misura e strumento di indagine per raccontare
il territorio e i conflitti identitari che lo attraversano attraverso riflessi, sovrapposizioni o
addirittura assimilazioni dirette. In questo senso il titolo della mostra allude a una forma di
relazione che si basa su una prossimità epidermica ed empatica con l’oikos – la casa o
l’ambiente di appartenenza – in contrasto con rappresentazioni oggettivanti fondate sulla
scissione tra soggetto e oggetto, natura e cultura. I confini tra corpo e paesaggio si
dissolvono: il soggetto umano non è più “nel” paesaggio, ma, secondo un procedimento tal
volta additivo, tal volta fusionale, si fa esso stesso paesaggio.
La doppia personale Invocazioni presso le sale al pianterreno di Museo di Roma a Palazzo
Braschi, vede come protagonisti i progetti site-specific di Chiara Bettazzi: oggetti d’incontro
e di Matias Ercole: hanno visto il sole cadere. La mostra, ​​promossa da Roma Capitale,
Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, a cura di

BIENALSUR, Benedetta Casini e Diana Wechsler presenta approcci dissimili al paesaggio
vegetale contemporaneo, pensati per dialogare concettualmente con l’esposizione Ville e
giardini di Roma: una corona di delizie che dal 21 novembre occuperà le sale al primo piano
del Museo.
Attraverso una tecnica pittorica del tutto originale, Matias Ercole (ARG) riflette sulla
rappresentazione della natura selvaggia delle Americhe nella storia dell’arte. L’artista mette
in relazione riferimenti iconografici fra loro distanti: dalle rappresentazioni antropofagiche di
Tarsila do Amaral a quelle sublimanti di inizio secolo XIX del pittore tedesco Johann Moritz
Rugendas.La grande tela installata al soffitto nega il proprio status di finestra illusionistica,
per suggerire un’inversione prospettica e un’intrusione nello spazio circostante. La tecnica
compositiva rivela una tensione fra pittura e disegno: in un primo momento l’artista ricopre
uniformemente la superficie con uno strato pittorico sul quale interviene poi rimuovendo la
materia pittorica con strumenti graffianti. Ne risultano disegni in negativo, forme che
emergono con diverse intensità da un substrato comune. Negli stessi spazi Chiara Bettazzi
(ITA) indaga attraverso fotografia e installazione ambientale l’idea di trasformazione,
mettendo in relazione il paesaggio industriale e urbano con l’elemento vegetale. Sin dagli
esordi la sua ricerca è legata a una riflessione sull’accumulo di oggetti d’uso quotidiano e il
loro riutilizzo in composizioni che evocano presenze animate. A Palazzo Braschi a prendere
vita sono oggetti domestici assemblati a elementi vegetali. Ad animare queste nature morte
dal carattere fantasmatico sono le fotografie, installate secondo una progressione
sequenziale che testimonia la graduale trasformazione del soggetto.
La collettiva presso l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, visitabile fino al 6
gennaio, mette in relazione le ricerche artistiche di Marc Vilanova (ESP), Lihuel Gonzalez
(ARG), Jacopo Mazzonelli (ITA), Friedrich Andreoni (ITA/DEU), Giorgia Errera (ITA),
Andreas Zampella (ITA) che indagano il limite fra linguaggio visivo e sonoro. I lavori esposti
suggeriscono la presenza di un suono a cui chi osserva non può accedere, solamente
evocato tramite immagini, corpi in movimento, la parola scritta e spettrogrammi cadenzati. Il
titolo della mostra, Invocazioni. Un suono in fondo all’orecchio, suggerisce un suono interiore
e individuale, percepito unicamente da chi accoglie la sfida della traduzione sinestetica. Ad
attraversare la mostra è il ritmo cadenzato della ripetizione, come nel caso di Friedrich
Andreoni, che annuncia ossessivamente “I was so wrong”, in una sorta di esaltazione del
fallimento, rivendicato e letteralmente “sbandierato” al pubblico. Nel lavoro di Jacopo
Mazzonelli il tempo è scandito da una serie di rulli per pianola meccanica incastonati alla
parete e montati in sequenza. Su ognuno di essi appare la parola “finis”, che, ad ogni
passaggio di livello, evoca il suono del silenzio dopo l’esecuzione. Giorgia Errera propone
un’ulteriore trasposizione, riproducendo a pastello uno schermo nero in cui l’azione tratta da
“2001: Odissea nello Spazio”, con il suo relativo suono, è unicamente suggerita dal
sottotitolo corrispondente: a sorprenderci è qui il rumore improvviso dell’aria che irrompe in
uno spazio chiuso (Sound of air rushing in). È invece alle cascate d’acqua e alle loro
frequenze infrasonore che Marc Vilanova rivolge l’attenzione. Utilizzate da alcune specie di
uccelli per orientarsi durante le migrazioni, queste frequenze sono impercettibili all’orecchio
umano. L’artista le traduce in segnali luminosi attraverso una fibra ottica: permettendo ai
visitatori di accedere al segnale generalmente escluso dal proprio campo percettivo apre
così la possibilità di una comunicazione interspecifica. È ancora la ricerca di un incontro il
punto di partenza del lavoro di Lihuel González: un direttore d’orchestra dirige una sinfonia
classica di cui non udiamo le note. In risposta, una ballerina esegue una danza muta,
guidata solamente dal movimento della bacchetta. Intrappolato in una condizione di
potenzialità, il suono è solo suggerito dai lavori in mostra, la cui pregnanza si deve alla
dimensione immaginativa implicita nell’atto di tradurre in immagini una musicalità assente.
BIENALSUR: Per una cartografia transnazionale dell’arte contemporanea
BIENALSUR è una biennale internazionale d’arte contemporanea che si distingue per la
natura innovativa e l’approccio globale. Sviluppata dalla UNTREF – Universidad Nacional

de Tres de Febrero, Università pubblica argentina, e organizzata in collaborazione con la
Fondazione Foro del Sur, BIENALSUR si è affermata come un modello innovativo di
gestione culturale e cooperazione internazionale. Al direttore generale Aníbal Jozami e alla
direttrice artistica Diana Wechsler, si affianca un Consiglio Internazionale di Curatela, un
team di curatori e un piccolo team di produzione.
Fin dalla sua prima edizione nel 2017 BIENALSUR è un punto di incontro tra diverse culture,
capace di sviluppare una rete istituzionale internazionale che unisce diverse aree
geografiche. Il progetto si caratterizza per una modalità “diffusa”, che non si limita ad un solo
luogo espositivo, ma si espande su più città a livello globale, rendendo le attività accessibili
da un pubblico ampio e diversificato che non deve spostarsi per visitare la biennale ma
viene raggiunto dalla sua programmazione. BIENALSUR si sviluppa infatti in più latitudini:
tra le città coinvolte figurano Buenos Aires, Milano, Santiago, Montevideo, Lima, Madrid,
Roma, Parigi, Napoli, Miami e molte altre.
La quinta edizione di BIENALSUR ha preso il via il 26 giugno a Bogotá, in Colombia, con
progetti presentati presso il Museo d’Arte Moderna di Bogotá (MAMBO – KM 4659) e il
Museo della Banca della Repubblica (KM 4762). Il 5 luglio sono stati invece inaugurati i
progetti espositivi presso il Muntref-Museo de la Universidad Nacional de Tres de Febrero,
KM 0 di BIENALSUR, che si è successivamente espansa in territorio europeo con il progetto
inaugurato il 9 luglio presso il Museo Nazionale Centro d’Arte Reina Sofia (KM 10048). In
questa quinta edizione di BIENALSUR torna al centro della scena la questione ambientale,
trattata in modo specifico, analizzando gli aspetti legati alle migrazioni, ai diritti umani, alle
possibili prospettive future e modelli sociali alternativi. Nell’ambito della riflessione sulla crisi
globale delle configurazioni socio-culturali stanno emergendo progetti che esaminano
memoria, archivi e patrimonio, offrendo nuove interpretazioni della storia, narrazioni
alternative e anti-canoniche.
BIENALSUR tra Milano, Napoli, Biella e Matera
Fino a Gennaio 2026, BIENALSUR coinvolge inoltre diverse tipologie di spazi espositivi,
Roma e Milano, ma anche Matera passando per Napoli e Biella.
Il progetto in mostra alla Fabbrica del Vapore, dal titolo Invocazioni. Divenire Animale,
riflette proprio sul legame tra umano e animale, mettendo in dialogo una selezione di artisti
che si propongono di abbandonare la prospettiva antropocentrica per scivolare in un
processo di mutazione e ibridazione con altre specie animali. Gli artisti e le artiste al centro
della mostra milanese, Marta Roberti (ITA), Lia Chaia (BRA), Elena Mazzi (ITA), Bruna
Esposito (ITA), Gaia De Megni (ITA), Helena Hladilová (CZE/ITA), Valentina Furian
(ITA), Bekhbaatar Enkhtur (MNG/ITA), Jonathas de Andrade (BRA), Calixto Ramirez
(MEX), Michela de Mattei (ITA), Allora & Calzadilla (USA/CUB), Carla Grunauer (ARG),
esplorano le potenzialità di un incontro sim-patico tra uomo e animale e di una ibridazione
reciproca, il cui esito è la messa in discussione dell’essenza stessa dell’essere umano.
Dal 15 settembre all’11 novembre la Fondazione Pistoletto Cittadellarte Onlus e
BIENALSUR offrono una residenza artistica all’artista argentina Ginevra Landini,
selezionata tramite open call. L’artista parteciperà al programma UNIDEE articolato in
dibattiti e incontri con curatori, artisti e professionisti, visite a studi aperti, mostre e a luoghi
rilevanti per i temi connessi alla sua ricerca. Dal 3 ottobre al 30 gennaio sarà invece
visitabile a Napoli il progetto espositivo di Pablo La Padula, a cura di Diana Wechsler,
presso il MUSA – Museo Universitario delle Scienze e delle Arti dell’Università degli Studi
della Campania Luigi Vanvitelli, in cui l’artista si confronta con le collezioni di anatomia del
museo universitario tramite opere prodotte durante un periodo di residenza in loco. Il
progetto ha aperto il percorso di BIENALSUR in Italia nel 2025 e costituisce un significativo
contrappunto concettuale rispetto al percorso Invocazioni, previsto per le sedi di Milano e
Roma. Il lavoro di Pablo La Padula e la proposta curatoriale si confrontano infatti con la
condizione umana e con una storia scientifico-culturale focalizzata sull’“uomo”. L’intervento

dell’artista argentino introduce la dimensione della singolarità, presente, seppur in modo
meno evidente, in alcune opere del XIX secolo della collezione del MUSA. Infine, presso la
Fondazione SoutHeritage per l’arte contemporanea di Matera inaugurerà il 15 novembre
l’esposizione collettiva Superfici con: a cura di Angelo Bianco Chiaromonte, con la
partecipazione di artisti italiani e internazionali che instaurano un dialogo con le superfici
murarie e lapidee del padiglione della fondazione.
Il programma di progetti espositivi residenze d’artista e azioni performative, disegnato sulle
basi delle relazioni istituzionali portate avanti negli ultimi anni, ha come obiettivo quello di
mettere in relazione le ricerche artistiche di protagonisti del panorama estero con il contesto
nazionale. In questa logica le attività, in linea con i temi curatoriali della quinta edizione di
BIENALSUR, prevedono la collaborazione con i gruppi di lavoro delle istituzioni italiane
partner così come il coinvolgimento di artisti italiani che dialogano con gli artisti internazionali
selezionati tramite open call o invitati ad hoc dal team curatoriale di BIENALSUR.



Info e orari:
Ingresso gratuito a tutte le mostre
Ambasciata di Spagna in Italia:
da Lunedì a Venerdì dalle 10 alle 14
Ambasciata Brasile a Roma:
da lunedì a venerdì, dalle ore 10 alle ore 17
Sono esclusi i fine settimana e i giorni festivi
Museo di Roma a Palazzo Braschi:
Dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19

Auditorium Parco della Musica:
da lunedi a venerdi 17-21
Sabato domenica e feste 11-21


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