Joy Cadenasso-Nicolò CutrìJoy Cadenasso-Nicolò Cutrì

Il coraggio di non mollare mai: Nicolò Cutrì, un ragazzo che ha già imparato a vincere. Il nuoto e l’amore per la famiglia.

Ci sono ragazzi che parlano poco, ma riescono a raccontare tantissimo. Nicolò Cutrì è uno di loro. A quindici anni porta con sé quella timidezza autentica che spesso appartiene alle persone più sincere, ma basta ascoltarlo per pochi minuti per capire che dietro alle parole misurate si nasconde una forza rara, costruita giorno dopo giorno tra corsie d’acqua, sacrifici, sogni ed affetti.

Il nuoto, per Nicolò, non è semplicemente uno sport. È casa. È il luogo in cui è cresciuto, la dimensione in cui si sente davvero sé stesso. È entrato in acqua quando era appena un bambino e da allora non ne è più uscito, trasformando ogni allenamento in un tassello della persona che sta diventando.

Eppure ciò che colpisce di più non sono le ore trascorse in piscina, i risultati conquistati o gli obiettivi già così ambiziosi da sembrare quelli di un atleta adulto. Colpisce il modo in cui vive tutto questo.

Quando racconta il suo sogno di raggiungere le Olimpiadi, non c’è presunzione. C’è consapevolezza. Sa che la strada è ancora lunga, che servono sacrifici, tempi da abbassare e una costanza che pochi ragazzi della sua età riescono a mantenere. Ma non si spaventa. Anzi, affronta ogni giorno con quella determinazione silenziosa che vale molto più di tante parole.

Il nuoto gli ha insegnato una lezione che va ben oltre il cronometro.

Non mollare mai.

Nicolò Cutrì-Nuotatore
Nicolò Cutrì-Nuotatore

È una frase semplice, quasi banale, finché non la si vede vivere negli occhi di chi, dopo essersi svegliato all’alba, sale comunque in macchina con un panino in mano per correre verso la piscina. Di chi esce da scuola e si tuffa direttamente in due ore e mezza di allenamento, sei giorni su sette. Di chi, anche quando la stanchezza suggerisce di fermarsi, sceglie invece di andare avanti.

Questa è la vera vittoria dello sport.

Non soltanto il fisico che cresce, ma il carattere. La disciplina. L’autocontrollo. La capacità di rialzarsi ogni volta. Quel prezioso equilibrio tra mente e corpo che gli antichi preservavano come un mantra. 

Nicolò lo racconta con naturalezza, quasi senza accorgersene. Per lui è normale impegnarsi. È normale fare sacrifici. È normale rispettare gli allenamenti e gli avversari. Ma proprio questa spontaneità rende il suo esempio ancora più prezioso.

Non solo sport

Accanto allo sport c’è la scuola. Ammette con sincerità che i libri non sono il suo mondo, senza cercare giustificazioni o scorciatoie. È forse uno degli aspetti più belli del suo carattere: riconosce le proprie difficoltà senza vergognarsene. Sa che studiare richiede fatica, eppure continua a provarci. Perché crescere significa anche affrontare ciò che viene meno naturale.

Ed è proprio questa sincerità a renderlo speciale.

Nicolò ama stare in mezzo alle persone. Se vede qualcuno triste, il suo primo istinto è avvicinarsi e dare una mano. Non lo considera un gesto straordinario. Dice semplicemente di non riuscire a fare altrimenti. È la dimostrazione di quanto educazione, sensibilità ed empatia possano convivere in un ragazzo così giovane.

Gli affetti

Dietro ogni suo traguardo, però, c’è una squadra invisibile fatta d’amore.

C’è una famiglia che lo accompagna passo dopo passo. Un padre che lo sprona nello sport, una madre che lo sostiene nello studio, entrambi sempre presenti nel momento del bisogno. Ci sono gli amici, quelli veri, che arrivano alle gare con gli striscioni per tifare Nicolò come fosse già un campione. Piccoli gesti che raccontano un mondo fatto di affetto sincero e di condivisione.

E poi c’è un dettaglio che sembra uscito da una favola, ma che racchiude perfettamente il suo spirito.

Dal cognome Cutrì sono nati, tra scherzi e affetto, soprannomi sempre nuovi: prima Cutrigno, poi Cutricigno, fino ad arrivare semplicemente a Cigno. Un nomignolo diventato simbolo. Oggi quel cigno è il suo portafortuna: prima di ogni gara Nicolò si batte il petto e ne imita il movimento con un gesto che è insieme rito, sorriso e forza interiore. Un piccolo simbolo capace di raccontare come anche le cose più semplici possano trasformarsi in energia positiva.

Guardandolo parlare si percepisce tutta la soggezione della sua prima intervista. Ma quella timidezza non riesce a nascondere ciò che conta davvero: un ragazzo educato, determinato, generoso e profondamente autentico.

Sono giovani come Nicolò a ricordarci che il talento non nasce soltanto dalle medaglie, ma soprattutto dai valori con cui si affronta ogni giornata. Perché i campioni si riconoscono ben prima del podio: nel rispetto, nella costanza, nella capacità di tendere una mano agli altri e nel coraggio di rialzarsi ogni volta.

Uno sguardo al domani

Il futuro di Nicolò è ancora tutto da scrivere. Forse lo aspetta una corsia olimpica, forse nuove sfide, forse sogni che oggi nemmeno immagina. Ma una certezza già esiste: chi ha imparato a non mollare mai a quindici anni possiede già la qualità più preziosa per affrontare qualsiasi traguardo.

E, in fondo, è proprio questo il vero significato della vittoria: diventare ogni giorno una persona migliore, senza perdere la gentilezza, i propri valori e la capacità di credere nei sogni. Perché le medaglie brillano sul petto, ma sono il cuore e la determinazione a lasciare il segno più profondo.

Un ringraziamento speciale va infine a Guido Ottonello, che con discrezione e autentica generosità mi ha fatto conoscere Nicolò. Guido è una di quelle persone rare che sanno riconoscere il valore prima ancora del successo: crede nei giovani e non solo, nelle persone che si impegnano, che cadono e si rialzano, che coltivano un sogno con sacrificio e determinazione. Da sempre mette il proprio tempo e il proprio cuore al servizio degli altri, offrendo occasioni, visibilità e fiducia senza chiedere nulla in cambio. Perché il talento, quando incontra chi sa vederlo e incoraggiarlo, ha molte più possibilità di trasformarsi in futuro. E persone come Guido, silenziosamente, contribuiscono ogni giorno a renderlo possibile.


Joy Cadenasso

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