a cura di Oriano Bertoloni redazione Terza Pagina Magazine

Quando i Musei Capitolini ebbero bisogno di importanti lavori di restauro, si
pensò di spostare parte delle collezioni nella Centrale Elettrica Montemartini.
L’idea di una temporanea esposizione in quei grandi edifici pieni di gigantesche
macchine in disuso, si rivelò una felice soluzione. Il restauro di una cattedrale
della Elettromeccanica, ci ha regalato un connubio affascinante tra
l’Archeologia Industriale e l’Archeologica Classica. Alla fine degli anni novanta,
a seguito di una mostra della collezione lì ricoverata, fu deciso di trasformare
quello spazio in un museo, qualificandolo come “Seconda Sede dei Musei
Capitolini.”


I 400 reperti conservati nella ampie sale della Centrale, provengono
fondamentalmente dagli scavi del 1870, necessari a costruire edifici per la
nuova capitale d’Italia. La collezione esposta rappresenta vari esempi,
principalmente scultorei, dell’antichità romana: busti imperiali, sarcofagi,
statue votive, oggetti di uso quotidiano, gioielli e mosaici, tra cui uno di
dimensioni considerevoli (80 mq) del IV secolo d.C.
Molto importante, la ricostruzione del frontone del tempio dedicato ad Apollo
Sosiano, detto anche di Apollo in Circo. Le sculture che lo ornavano sono
originali greci di qualità altissima. Rappresentano la battaglia tra Greci ed
Amazzoni. Per vedere qualcosa di simile bisogna visitare il Museo dell’Acropoli
ad Atene.


Attualmente il Museo Montemartini ospita l’esposizione temporanea, dal titolo
“I colori dei romani” di ben 60 mosaici. Divisa in quattro sezioni, è anche
didattica. La prima, definita “Tecnica del mosaico”, spiega come i romani furono
capaci di modificare e migliore l’arte musiva, arrivando con la tecnica
dell’Emblema a riprodurre con piccoli tasselli colorati una sorta di pittura. La
seconda sezione, “L’abitare”, mostra l’utilizzo del mosaico per pavimentare le
case imperiali e patrizie.

La terza sezione, “Il Sacro”, apre una finestra
sull’elemento votivo, che porterà nei secoli agli splendori delle grandi
composizioni musive di Bisanzio e di Ravenna. Visibile una rara
rappresentazione del malocchio, con un occhio trafitto da una lancia e sopra
una civetta, simbolo della maledizione. L’ultima sezione “Contesti funerari”,
tratta dell’estensione del mosaico al culto degli avi. Notevole il pavimento di
una tomba, in cui ci sono due bellissimi pavoni. Erano il simbolo della rinascita
dopo la morte, in quanto il volatile a primavera rimette le sue coloratissime
piume.

“I Colori dei romani” – Musei Capitolini/Centrale Elettromartini
Aperta fino al 15 giugno 2022

Da martedì a domenica dalle 9 alle 19

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