SBS Edizioni torna al Campania Libri Festival di Napoli a Palazzo Reale, dal 2 al 5 ottobre, con uno stand costruito sul filo conduttore “le parole che lasciano il segno”. La presentazione collettiva è in programma venerdì 3 ottobre alla Biblioteca Sala Napoletana, dalle 16:00 alle 16:50. Giammarco Gargiulo presenta Amezaiku. Storia di attimi intagliati.

Il titolo evoca un’arte manuale di precisione. Come ha trasposto in prosa l’idea di intaglio del tempo e quali scelte strutturali hanno guidato la composizione del romanzo?

Il titolo “Amezaiku” richiama un’arte antica e minuziosa, quella delle caramelle modellate a mano in Giappone. Mi affascinava l’idea che un gesto così sottovalutato (generalmente si è affascinati dal risultato e non dal processo) potesse racchiudere tanta cura, delicatezza e pazienza. In prosa, ho cercato di replicare quella stessa tensione: ogni scena è intagliata nel tempo, come se il romanzo stesso fosse una scultura che si contempla mentre prende forma con lo scorrere delle pagine. Dal punto di vista strutturale, ho scelto una narrazione frammentata, quasi episodica, dove il tempo non è lineare ma stratificato. I capitoli si rincorrono come ricordi, più che come eventi. Ho lavorato molto sul ritmo, cercando di alternare momenti di sospensione a passaggi più taglienti, come se il lettore stesse attraversando una serie di micro-intagli emotivi. Anche il silenzio ha un ruolo: ciò che non viene detto è spesso più importante di ciò che viene esplicitato.

Il libro attraversa luoghi ed epoche diversi. Quale lavoro di documentazione ha sostenuto la ricostruzione e dove ha scelto di lasciare campo alla libertà del racconto, evitando il didascalico?

Il romanzo attraversa luoghi ed epoche molto diversi, e per restituirne l’atmosfera ho lavorato con grande attenzione alla documentazione. Le Olimpiadi di Berlino sono ricostruite con rigore storico, le città descritte attraverso foto di repertorio, cercando di coglierne non solo l’aspetto visivo ma anche il respiro del tempo. Lo studio sullo shintoismo e sull’architettura giapponese, in particolare il tempio, nasce dal desiderio di rispettare spiritualità e estetica. Al di là della precisione, ho lasciato spazio alla libertà narrativa. Non volevo un racconto didascalico, ma una storia delicata, quasi sognante, con una vena malinconica capace di trasportare il lettore e invitarlo alla riflessione. L’intento era evocare, non spiegare. In questo equilibrio tra rigore e immaginazione, credo si giochi la vera forza del romanzo.

Gesto, mestiere e migrazione sono assi portanti della storia. In che modo questi elementi costruiscono l’etica dell’agire dei personaggi e il loro orizzonte di senso?

Gesto, mestiere e migrazione sono elementi centrali nella storia, perché raccontano il modo in cui i personaggi abitano il mondo contenuto nel romanzo. Un gesto o un insieme di gesti (mestiere), non sono mai solo un’azione, ma racchiudono molto di più. Lo schermidore che combatte a Berlino è un uomo che vuole lasciare il proprio segno nel mondo. L’uomo che parte per il Giappone, lasciando ogni certezza, è un uomo smarrito, ma in cerca di sé. L’uomo che scolpisce un Amezaiku, è un uomo che vuole immortalare un momento di svolta, una memoria importante in mezzo alle tante sofferenze della vita. E sono proprio questi attimi scolpiti che ci danno speranza, ci spingono a reagire, a migrare, a cercare. Una ricerca che qualunque sia l’esito, è sempre preziosa in quanto ci avvicina a Dio e alla parte migliore di noi stessi.

Se dovesse tradurre l’Amezaiku in un esercizio di scrittura, quali passaggi concreti proporrebbe (selezione dell’episodio, sottrazione del superfluo, montaggio dei dettagli) per condensare una memoria in 50 parole, e quale effetto narrativo vorrebbe ottenere?

Più che proporre un esercizio di scrittura, posso raccontare il mio processo creativo e come il mio Amezaiku personale abbia influenzato profondamente il romanzo. Da ragazzo avevo una sensibilità che mi faceva soffrire: i giudizi delle persone, le relazioni andate male, tutto mi colpiva nel profondo. Per sfuggire a questo, per anni ho cercato la felicità nei luoghi comuni della giovinezza ( amici, successo, soldi), convinto che soffocare la mia fragilità mi avrebbe reso felice. E a un certo punto ci sono riuscito: dopo anni di tentativi ero riuscito a diventare impermeabile, padrone delle relazioni. Ma non ero felice in quanto la mia vita era diventata monocromatica. Lì, per la prima volta, ho capito di aver fallito. In quel momento, non avendo altri piani o vie d’uscita, ho pensato a qualcosa che non avrei scelto prima: Dio. Quel momento è stato il mio Amezaiku: la rottura, la svolta che poi mi ha permesso di ritrovare me stesso. Questa esperienza ha plasmato la mia scrittura. Ho messo molto di me nel personaggio di Karl (il protagonista), ma tra le righe e con discrezione. Volevo che ogni lettore potesse riconoscersi, senza sentirsi guidato. Volevo che ogni lettore potesse trovare la spinta e il coraggio per riflettere sulla sua situazione personale e magari cercare anche lui il proprio Amezaiku.

Giammarco Gargiulo è scrittore interessato all’intreccio tra memoria, lavoro artigianale e destini in movimento. Con SBS Edizioni esplora il rapporto tra tecnica, identità e racconto.

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