Con Alessio Palumbo, Antonella Formisano, Andrea Cancelliere, Manuela Ippolito, Salvatore Iermano, Mattia Sorrentino, Giovanni Bianco, Raffaele Uliano e Marco Cacciapuoti Musiche originali Francesco Di Maso
SINOSSI
Rientrato dal sonoro fallimento dell’utopia di Fiume, Gabriele D’Annunzio (Alessio Palumbo) si ritira esausto e deluso nel suo rifugio sul Garda. Refrattario ad ogni ritorno pubblico e politico, troverà nell’eros nuovi e privati entusiasmi, riaccendendo così anche la fiamma dell’ispirazione creativa. Saranno i ballerini Isadora Duncan (Manuela Ippolito), Alberto Spadolini (Mattia Sorrentino) e Ida Rubinstein (Antonella Formisano) a ridargli vita, con le loro presenze incandescenti, ambigue, estreme.
Accanto a lui, un fedele maggiordomo reduce dalla guerra (Andrea Cancelliere) e l’estroso sodale Guido Keller (Salvatore Iermano), con un’apparizione onirica del futurista Marinetti (Marco Cacciapuoti e Raffaele Uliano) e del figlio Gabriellino (Giovanni Bianco).

Il sadismo con gli uomini e il masochismo con le donne accenderanno le notti al Vittoriale, dando al Vate materia prima per gli ultimi, definitivi capolavori.
Antonio Mocciola, con la regia di Giorgio Gori coadiuvato da Barbara Lafratta, le ricerche storiche di Roberto Schena e le musiche originali di Francesco Di Maso, ricostruisce uno spaccato della vita di Gabriele D’Annunzio di potente suggestione, che offre un lato del poeta assolutamente misconosciuto. “D’Annunzio Vobis” è un ironico, tagliente, drammatico spaccato d’epoca, tra cocaina, poesie e gioiosissime depravazioni.

NOTE dell’autore
Se c’è una cosa che amo, è indagare tra le pieghe della storia di personaggi che spesso hanno molto da rivelare, ben più dei cliché che gli sono stati appioppati. Il Gabriele D’Annunzio che propongo non è solo il decadente poeta narciso e istrionico che conosciamo, ma qualcosa di più inquietante e complesso.