All’interno del tema “il segno dei quattro” al Campania libri festival di Napoli, a Palazzo Reale dal 2 al 5 ottobre, lo stand di SBS Edizioni propone quattro pratiche di incontro con il pubblico — ascoltare, raccontare, firmare, co-scrivere — e attività interattive per tutta la fiera. La presentazione collettiva è fissata per venerdì 3 ottobre presso la Biblioteca Sala Napoletana (25/30 posti), dalle 16:00 alle 16:50. In questo scenario Chiara Domeniconi presenta Il contratto. La danza del potere per i tipi di SBS Edizioni.
Il titolo accosta “contratto” e “danza”: come si intrecciano la grammatica del potere e la coreografia dei corpi nella sua narrazione, e quali immagini hanno guidato la costruzione delle scene chiave?
Il corpo, la gestualità, il fascino sono sempre stati un importante strumento di potere da sempre. Dall’epoca della caccia a quella del più evoluto “business”. Non si può scollare la corporeità dalla vocalità e anzi, talvolta, spesso è più efficace solo quest’ultima nella sua singolarità senza vocalizzazione che la prima con la fonetica. Le scene chiave sono nate da immagini ispirate ad un harem un hammam con le sue odalische, il loro sultano e i vari riti arcaici che li animano.
La protagonista negozia confini e responsabilità. Quali dispositivi narrativi — voce, tempi, simboli — sorreggono il passaggio da vulnerabilità ad autodeterminazione senza semplificazioni?
I dispositivi narrativi che sorreggono questo passaggio senza semplificazioni ruota intorno all’uso dei dispositivi letterari riguardo ai pensieri, alle paure e ai dubbi del personaggio. Inizialmente la voce può essere incerta, frammentata, riflettendo la sua insicurezza e il senso di essere alla mercé degli eventi. Man mano che la protagonista si rafforza , la sua voce interiore diventa più risoluta, logica e orientata all’azione. La gestione del tempo non è lineare ma riflette l’evoluzione interiore della protagonista.
Spazio urbano e scena performativa fungono da cassa di risonanza. In che modo luoghi, rituali e oggetti diventano segni di una trasformazione interiore, e come questi elementi si prestano a un breve momento performativo allo stand?
Sì, spazi e scene sono una cassa di risonanza che amplifica e riflette una trasformazione interiore. Un luogo scelto per un evento (una strada, una piazza, una stanza) non sono semplici sfondi ma si caricano di significato emotivo quando diventano un ostacolo da superare, un punto di partenza o il raggiungimento di un nuovo stato interiore. Quindi, l’architettura si fonde con la narrazione. Come i rituali che servono invece a scandire il processo di cambiamento, come un ponte tra il mondo interiore e quello esteriore. Anche gli oggetti dunque diventano simbolo e mezzo di catarsi e metamorfosi: un indumento, un sasso raccolto per strada…semplici oggetti, apparentemente, che si caricano di significato simbolico, peso emotivo. Passato lasciato andare, una memoria ricordata…Allo stand si potrebbe ricreare una micro-scena che condensa e/o comunica questa trasformazione.Usando il tavolo e un oggetto che può sembrare anche banale (penna/fermaglio…) Il cambiamento può essere rappresentato dal diverso approccio con questo oggetto. Testimone, ovviamente, il pubblico.
Quale pagina leggerebbe a Napoli per aprire un dialogo con il pubblico sul tema del consenso e dei confini?
Forse…probabilmente, le ultime, verso la fine dove il sultano si apre a Sofia. pp.110/114
Chiara Domeniconi è autrice che lavora su identità, corpo e dinamiche di potere. Collabora con SBS Edizioni, curando presentazioni dal taglio dialogico e laboratoriale.
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