In questa Festa dei Lavoratori, il pensiero va a chi un lavoro ce l’ha e ogni giorno lo porta avanti con impegno, ma anche a chi lo cerca, a chi lo ha perso, ai giovani che dopo gli studi si affacciano a un mondo spesso non a loro misura.
Il lavoro è dignità, ma non può diventare sfruttamento.
Non può significare precarietà permanente, disuguaglianze, divari di genere, insicurezza o sacrificio della propria salute.
Le sfide di oggi sono nuove e profonde: transizione digitale, cambiamenti nei modelli produttivi, equilibrio tra vita e lavoro. Per questo serve una visione che metta al centro la qualità del lavoro, non solo la sua quantità.
Sono vicina alle lavoratrici e ai lavoratori, alle famiglie che affrontano difficoltà, alle donne che ancora incontrano ostacoli nel loro percorso professionale. E ai giovani, che chiedono opportunità vere e un futuro più giusto.
Le battaglie per i diritti non sono finite.
Ma è proprio da qui che dobbiamo continuare.
Buon Primo Maggio.