In Italia sono molte le abitazioni di importanti artisti divenute, a seguito della loro scomparsa, dei
musei. Lo scultore Giacomo Manzù fece costruire un ampio edificio ad Ardea a proprie spese,
lasciandolo poi alla collettività. Remo Brindisi (1918/1996) unì entrambe le soluzioni, facendo
progettare una struttura che architettonicamente era multifunzionale, godendola insieme alla
sua famiglia, ai parenti ed agli amici. Le camere avevano stili ed arredamenti molteplici e si
allestivano grandi tavolate, in un clima di serena unità affettiva. Era un uomo lontano dal cliché
del pittore triste e tormentato. Remo era figlio di Fedele, un insegnante di scultura in legno
presso la Scuola d’Arte romana, che frequentò per poi proseguire gli studi in Accademia
all’Aquila, dove la sua famiglia si era trasferita nel 1935, tornando nei luoghi d’origine. Nel 1940
si spostò a Firenze, dove venne allestita la sua prima mostra. Non volendo combattere al fianco
dei nazisti, fu imprigionato dagli stessi. Riuscì a fuggire insieme a Marcello Mastroianni, che
diventò un suo amico. Dopo la liberazione di Venezia, nel 1943, entrò nella cerchia di Virgilio
Guidi e Filippo De Pisis. Alla fine della guerra, raggiunse Milano e aderì al Gruppo Linea di Dova
e Kodra, abbracciando per un certo periodo una tendenza cubista. Dopo lo scioglimento del
Gruppo, si avvicinò alla Corrente Realista. Una sua antologica, primo vero riconoscimento
pubblico, venne allestita presso il Padiglione di Arte Contemporanea a Milano. Tra il 1956 e il
1961, Brindisi si gettò a capofitto nella produzione di opere di una tematica scottante: la diatriba
tra Fascismo e Resistenza, e venne apertamente osteggiato per il suo legame con la Sinistra.
Negli Anni Sessanta, anche a seguito di viaggi negli Stati Uniti, assorbì alcuni elementi
dell’Espressionismo Astratto. Tuttavia, è innegabile che la visione di un suo dipinto riproducente
Venezia, evoca immediatamente la paternità attraverso uno stile dolcemente trasfigurativo ed
iconico. Nel 1963, invitato per una manifestazione, raggiunse Lido di Spina (Ferrara) dove
aveva prestato il servizio militare. Immaginò di costruirvi una casa per le sue opere e per la
famiglia come residenza per le vacanze estive. Chiamò l’Architetta Nanda Vigo e insieme a lei
progettò un edificio visionario estremamente contemporaneo, in cui espose i suoi lavori e la
eccezionale collezione di Modigliani, Picasso, De Chirico, Fontana e molti altri, acquistati con un
grande dispendio di risorse personali. La volontà di non considerare un mausoleo
autocelebrativo la sua casa/museo (alla maniera di Dalì a Figueres), è stato un segno di
intelligenza non comune tra gli artisti. In vita vi ospitò mostre di giovani, conferenze, rendendo
pulsante quella che sarebbe diventata una delle istituzioni culturali più importanti della riviera
romagnola. Oggi Il Museo di Arte Contemporanea “Remo Brindisi” è un esempio di
compenetrazione tra architettura, scultura e pittura lasciato alla collettività da un artista
illuminato.



