SBS Edizioni partecipa al Campania Libri festival, a Napoli dal 2 al 5 ottobre, per la seconda volta. Per l’edizione 2025 propone, giorno per giorno, quattro stazioni esperienziali ispirate a “il segno dei quattro”, con attività interattive e momenti di co-scrittura aperti ai lettori. La presentazione collettiva è programmata per venerdì 3 ottobre presso la Biblioteca Sala Napoletana (25/30 posti), dalle 16:00 alle 16:50. In questo quadro Alessio Tanzi presenta Come una pecora su uno scoglio.

L’incipit espone subito alla violenza degli eventi. Quale patto chiede al lettore questa scelta d’apertura e in che modo orienta l’indagine su memoria e colpa lungo l’arco narrativo?

L’incipit di “Come una pecora su uno scoglio” si presenta immediatamente forte al limite dello splatter, ma la violenza è descritta in maniera asettica. In alcune parti pare quasi una relazione di servizio redatta dalle forze dell’ordine intervenute senza, peraltro, allontanarsi troppo dall’emotività. Tutta questa violenza non viene ripetuta poi nell’arco della narrazione. E’ come dire la parte brutta è fatta, ora addentriamoci dentro l’animo umano e scrutiamo insieme le sensazioni che lo invadono. Il patto che richiedo è quello di fidarsi, di farsi prendere per mano e farsi condurre dentro un viaggio interiore.

La metafora della “pecora su uno scoglio” definisce uno stato liminare. Come si sedimenta nella voce narrante, nel ritmo dei capitoli e nell’uso dei silenzi?

Credo che tutti noi siamo pecore su uno scoglio. In molte parti della nostra vita ci ritroviamo, in luoghi senza sapere come ci siamo arrivati. Oppure capita che si debbano affrontare situazioni senza sapere bene da cosa siano state determinate. Questo non vuol dire che ci si trovi male, vuole dire che la vita ci porta dove non avevamo scelto di andare. Nel romanzo il protagonista si trova proprio in questa situazione e ci si trova da sempre. Non ha una sua precisa collocazione nel mondo e si rintana per la paura di muoversi e ritrovarsi in un altro luogo diverso da quello in cui voleva dirigersi. In altre parole potremmo dire che c’è una strage, ma questa non è l’elemento di rottura. Il fulcro del libro è la notizia che viene data a Fermo Trimani. La trasformazione nell’arco della narrazione è proprio quella di Trimani è un po’ quello che Joseph Campbell chiamava “iniziazione” o “attraversamento della soglia” e questo elemento non è altro che la ripresa della vita.

Quanto dialoga il romanzo con gli stilemi del noir giudiziario e dove sceglie di scartare rispetto alle attese di genere per costruire una propria identità narrativa?

Come una pecora su uno scoglio è un giallo, a tratti lambisce i confini del noir giudiziario, perchè ci sono elementi quali le indagini, la paura del giudizio e quella della galera. A mio avviso è difficile catalogarlo dentro un genere preciso. Chi l’ha letto lo ha definito un “giallo atipico” proprio perché è molto forte l’analisi dell’emotività del suo protagonista. 

Quale estratto leggerebbe allo stand per stimolare un confronto sul tema della responsabilità individuale di fronte all’irreparabile?

Nel libro ci sono diverse riflessioni su questo tema. All’interno della storia il protagonista si ritrova a ripercorrere la vita trascorsa insieme alla sua compagna e ad analizzare l’amore che lo legava a lei e ancora lo lega, gli sbagli fatti e i torti ricevuti. Insomma le sue responsabilità nella lunga storia d’amore che lo ha legato ad Eva. Si analizza pure il rapporto dei media di fronte ai fatti di sangue e alla creazione di mostri. Su quest’ultimo tema sicuramente di grande impatto sono le interviste ai conoscenti delle vittime trasmesse in TV.

Alessio Tanzi è autore di narrativa contemporanea. Come una pecora su uno scoglio esplora il versante esistenziale del noir, alternando introspezione e tensione.

Editore: SBS Edizioni. https://amzn.eu/d/fqpudV9

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