A cura di Ilaria Solazzo

Un nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea prende vita nel cuore dell’Umbria, dove memoria industriale e ricerca estetica si incontrano per dare forma a un progetto culturale innovativo. Si chiama OFF ur – Art Museum ed è il nuovo centro espositivo che apre ufficialmente a Narni, sotto la direzione artistica di David Pompili e Antonio Maria Catalani.

Situato sopra la Cantina Marchesi Ruffo, OFF ur si inserisce in un contesto dal forte carattere industriale, trasformando l’eredità produttiva del territorio in una chiave di lettura poetica e contemporanea. Non si tratta semplicemente di un luogo espositivo, ma di un laboratorio aperto, uno spazio di ricerca e sperimentazione in cui linguaggi artistici diversi convivono e si contaminano, dando vita a un ecosistema culturale dinamico.

L’identità di OFF ur si costruisce proprio su questa tensione tra passato e presente: da un lato la memoria materiale e produttiva del luogo, dall’altro una visione estetica che guarda al futuro. Il risultato è uno spazio “sospeso”, capace di mettere in dialogo materia e idea, tradizione e innovazione.

Uno degli elementi distintivi del progetto è la fusione tra arte, vino ed eventi. Questa integrazione amplia il concetto tradizionale di fruizione artistica, trasformandolo in un’esperienza multisensoriale e conviviale. Il legame con la Cantina Marchesi Ruffo diventa infatti parte integrante del percorso, rafforzando il rapporto tra cultura e territorio e offrendo al pubblico un’esperienza immersiva.

Ad inaugurare il nuovo spazio sarà la mostra “Inutile”, un progetto collettivo che riunisce opere, artisti e riflessioni differenti attorno al concetto di utilità. Attraverso pratiche eterogenee e approcci non convenzionali, l’esposizione invita i visitatori a interrogarsi sul valore dell’arte al di là della sua funzione, esplorando dimensioni come l’ironia, la provocazione e la libertà espressiva.

L’apertura ufficiale è fissata per il 26 aprile 2026 a partire dalle ore 12:00, con ingresso libero. La giornata inaugurale sarà accompagnata da musica dal vivo e dalla degustazione di vini della cantina, con la presenza di un DJ set curato da Sandro Stipe.

Con OFF ur, Narni si afferma come un nuovo punto di riferimento per l’arte contemporanea, capace di coniugare identità locale e visione internazionale in un progetto che promette di evolversi nel tempo, mantenendo al centro la sperimentazione e il dialogo tra discipline.

Intervista a David Pompili

OFF ur: quando l’arte contemporanea diventa esperienza viva

Buongiorno David, OFF ur nasce in un contesto molto particolare, sospeso tra industria e paesaggio. Qual è stata la scintilla che ha dato origine a questo progetto?
L’idea nasce dal desiderio di trasformare un luogo carico di memoria produttiva in uno spazio di visione. Narni ha un’identità forte, stratificata, e ci interessava non cancellarla ma attivarla. OFF ur è quindi un progetto che parte dal contesto, lo ascolta e lo rielabora, cercando di creare un dialogo continuo tra ciò che è stato e ciò che può diventare.

Non solo spazio espositivo, ma anche laboratorio di ricerca. Cosa significa concretamente?
Significa superare il concetto tradizionale di museo come contenitore statico. OFF ur è un luogo in cui gli artisti possono sperimentare, produrre, confrontarsi. Ci interessa il processo tanto quanto il risultato. Vogliamo che il pubblico percepisca questa vitalità, che entri in contatto con l’arte nel suo farsi, non solo nel suo essere finita.

Il progetto mette in relazione arte, vino ed esperienza sensoriale. Una scelta non scontata. Vero?
È una scelta molto naturale per questo luogo. La presenza della Cantina Marchesi Ruffo non è un semplice contesto, ma un elemento attivo. Il vino, come l’arte, è cultura, è tempo, è trasformazione. Integrare queste dimensioni significa ampliare l’esperienza del visitatore, renderla più completa, più umana, più coinvolgente.

La prima mostra si intitola “Inutile”. Un titolo provocatorio?
Assolutamente sì, ed è voluto. “Inutile” è una parola che mette in crisi, che apre domande. In un mondo ossessionato dalla produttività e dalla funzione, l’arte rivendica uno spazio altro. L’inutilità, in questo senso, diventa una forma di libertà. La mostra invita a riflettere su questo, senza dare risposte univoche.

Che tipo di artisti avete coinvolto per questa inaugurazione?
Artisti con linguaggi molto diversi tra loro, proprio per creare una pluralità di visioni. Ci interessava costruire un percorso non lineare, capace di sorprendere e anche di destabilizzare. L’eterogeneità è un valore fondamentale per OFF ur.

Quanto è importante il territorio in un progetto come questo?
È centrale. Non crediamo nei progetti calati dall’alto. OFF ur nasce qui e dialoga con questo territorio, con la sua storia, con le sue comunità. Allo stesso tempo, però, ha un respiro aperto, internazionale. È proprio questa tensione tra radicamento e apertura che lo rende interessante.

Qual è il pubblico che immaginate?
Non vogliamo un pubblico di soli addetti ai lavori. OFF ur è pensato per chi ha curiosità, per chi è disposto a mettersi in gioco. Può essere un appassionato d’arte, ma anche qualcuno che entra per caso, magari attirato dal contesto o dall’esperienza. L’importante è creare connessioni autentiche.

Il concetto di “spazio sospeso” ricorre spesso nella vostra narrazione. Come si traduce nella pratica?
È uno spazio che non impone una lettura unica. Le opere dialogano con l’architettura, con la luce, con il paesaggio. Non c’è una separazione netta tra interno ed esterno, tra funzione e percezione. È un luogo che invita a rallentare e a osservare.

Quali sono le sfide principali nel portare avanti un progetto così ambizioso?
La sfida più grande è mantenere coerenza senza diventare rigidi. Un progetto come OFF ur deve evolversi continuamente, senza perdere la propria identità. E poi c’è la sfida di costruire una comunità attorno allo spazio, che è forse la cosa più importante.

Se dovesse descrivere OFF ur con una sola parola?
Direi “possibilità”. Perché è uno spazio che apre, che non chiude. Che invita a immaginare, a sperimentare, a cambiare prospettiva.

E alla fine, OFF ur non è solo un luogo, ma una soglia.

Una soglia attraversata da sguardi, da materia che si fa pensiero, da silenzi che diventano visione. Tra le tracce dell’industria e il respiro lento del paesaggio, l’arte qui non si limita a mostrarsi: accade. Scivola tra le superfici, si mescola al tempo, si lascia abitare.

C’è qualcosa di profondamente umano in questo spazio: l’imperfezione, il dubbio, la libertà di non dover servire a nulla per esistere davvero. E forse è proprio in questa apparente inutilità che si nasconde la sua urgenza più autentica.

OFF ur resta lì, sospeso, come una domanda aperta.
E chi entra, inevitabilmente, ne esce un po’ diverso.

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